Visualizzazione post con etichetta Trump. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Trump. Mostra tutti i post

17/04/26

INDIGNATI A GETTONE

(Trump, il Papa, gli indignati speciali)

Funzionano così, proprio come un tempo il juke-box: con lieve batticuore inserivi il gettone - le 50 /100 lire - e partiva la musica; ad avviarlo, in Happy Days bastava il pugno ben assestato di Fonzie, divertimento assicurato, tempi di leggenda.

Di chi parliamo?

Di chi altri, se non di quelli - partiti politici, ministri, capi di governo, figure istituzionali, pensabene e belllagente - che si accendono a gettone come il juke-box e tutti insieme indignati e furenti saltano su da poltrone, scranni, troni, scrivanie, sgabelli e strapuntini come avessero le molle: ed eccoli come un unico gigantesco juke-box  spargere ai quattro venti giaculatorie, alti lai, esecrazioni e condanne, scongiuri e corna bicorna, uno strepito che neanche i juke-box di quando s’andava a ballare allo chalet “da Giggino”.

Ed è successo perchè lo squinternato d’oltreoceano se l’è presa nientemeno che col Papaleone. 

Apriti cielo (alla lettera): si invoca ogni sorta di biblica vendetta sulla testa del “folle” e sui discendenti fino alla settima generazione; dalle cavallette alla peste nera compresi gli stadi intermedi, purché il putribondo non scampi ai più crudeli supplizi. 

Si grida infatti alla blasfemia, perfino! come se gli insulti fossero rivolti a un santo. (Pare sia stato visto, il buon Leone, impegnato in pittoreschi scongiuri – su consulenza di prelati di origini partenopee - avendo considerato che per essere ufficialmente santi occorre prima essere ufficialmente morti.)

Giusto indignarsi, va da sé, l’insulto non è mai stato espressione di civiltà.

 

D’altronde lo squinternato non ha finora risparmiato nessuno, neppure la compagnuccia preferita di giochi, tale Melona. Figurarsi se lasciava in pace il papa, che pur essendo ammericano s’è macchiato di colpa grave non indossando il rosso cappellino MAGA come l’ubbidiente Tajani - lo statista che il mondo ci invidia - e ostinandosi ad indossare il solito zucchetto bianco.


O, più probabilmente, non dev’essergli andato giù che lo IOR vaticano abbia recentemente deciso di spostare milioni di dollari di investimenti dai titoli del Tesoro (necessari a Trump per abbassare il debito statale) verso le azioni di comparti produttivi più “etici” (con prevedibile influenza sulla finanza cattolica mondiale).


Insomma, un follow the money - di geniale falconiana memoria - in salsa vaticana? 

Senonchè: forse il juke-box nazionale era in panne nei mesi scorsi, perché certo il coretto degli indignati a gettone se n’è stato muto come la tomba di Tutankhamon quando il criminale israeliano sterminava il popolo di Gaza; quando seminava morte, terrore, macerie fra i civili, li vaporizzava con le bombe, li ammazzava con la fame e con la sete. 


Non un belato di riprovazione e condanna, men che meno sanzioni allo stato genocidario e di fatto complici di quello. 

Per contrappeso, voce grossa e manganelli sulle piazze per Gaza, insulti e dileggi per i volontari di Flotilla. 


Uguale copione per l’Iran aggredito: non un belato per l’aggressione a una civiltà plurimillenaria minacciata di annientamento dal bullo yankee, zerbino del criminale di guerra Netanyahu. 

Anime belle,  tutte queste, silenti come frati trappisti allora, folgorate oggi sulla via del Vaticano.

Le vie del Signore sono davvero infinite. 

 

Per concludere banalmente, come non si stanca di insegnarci l’antico proverbio, il cieco, credendo di farsi il segno della croce, si ruppe il naso.

(J.Saramago, Cecità, 1995)

 

Sara Di Giuseppe - 17 aprile 2026

17/08/25

NON APRITE QUELLA PORTA

ovvero
Trump e Putin in Alaska

     Servissero conferme - ma non servono - della qualità pietosa dell’informazione, delle vette di scempiaggine su cui cerca di arrampicarsi, riuscendoci benone, gran parte del giornalismo italiota, basterebbe aver guardato la sera del 15 agosto servizi giornalistici e talk televisivi d’accompagno (Rai, La7 e tutto il cucuzzaro della dis-informazione, televisiva e non) la diretta dell’arrivo in Alaska - per il summit sull’Ucraina - dei due soggetti psichiatrici a cui incomprensibilmente una parte altrettanto disturbata dell’umanità ha delegato il governo delle proprie sorti.

     Inquadratura fissa per un tempo in(de)finito sul portellone ostinatamente chiuso dell’Air Force One. E tu, per quanto ti sforzi di non farlo, ti fai venire in mente - non senza un pizzico di speranza - la scena finale di Zabriskie Point del grande Antonioni: immobilità assoluta e silenzio nel lunare paesaggio della Death Valley, la fanciulla guarda la collina desertica su cui posa l’enorme arrogante villona; di colpo un’esplosione enorme, anzi più esplosioni  - sorta di visonaria, palingenetica ecpirosi - e nell’aria volano e volteggiano come in una danza e ricadono giù sulle armonie dei Pink Floyd tutti i simboli del potere consumistico (correvano gli anni Settanta del ‘900, un’era geologica fa, e una disillusione collettiva che, nel rifiuto delle mistificazioni del potere, almeno aveva grandi maestri a rappresentarla).   

 
Passa l’attimo, torni a terra non senza fastidio e vedi i giornalisti in studio che trepidanti commentano quella porta chiusa, quel portellone muto, chissà che succede là dietro (un litigio, un infarto, una sveltina per allentare la tensione… non lo dicono ma lo pensano, proprio come noi) e si avvitano e s’incartano e interrogano gli “esperti”…

Finchè esplode il grido liberatorio: è uscito!

E un altro imperdibile momento cinematografico ci sovviene, quello in cui il servo del Marchese del Grillo grida a tutto il signorile palazzo, fino a quel momento congelato nel silenzio, un sonoro romanesco S’è svejiatooo! e l’operosità di sguatteri e popolino riprende.

 

Ecco quindi i servitori (lapsus, i giornalisti) commentare implacabili, dell’ammerecano, il passo, l’andatura, la cravatta, il gatto morto sul cranio arancione, il tappeto rosso che prima, dice la giornalista, ci hanno passato l’aspirapolvere, l’ho proprio visto io prima d’andare in onda… e capisci che l’acuta anchorwoman è stata a un passo dal chiedere in ginocchio la marca del magico arnese, dovesse averne bisogno... 

 

Poi arriva al ralenti l’aereo di quell’altro, il soggetto psichiatrico numero due, e quelli in studio a descriverli sbavando seriosi, e commentarli come se non li avessimo visti, noi e loro, decine di volte scendere - talvolta inciampare, quasi ruzzolare… - ma anche avventurosamente camminar salutando, un piede dopo l’altro (pensate, camminano perfino, anche se non sulle acque), come fossimo bambini scemi a cui additare il re e la regina e il principino, uhh guarda come sono belli, magri e biondi…

 

 Il resto della serata - il disquisire del nulla, il secondo te era più teso quello o quell’altro, il di sicuro è un momento storico signori miei, ma noi saremo sempre qui per la maratona in diretta - decidiamo di risparmiarcelo perché vogliamo ancora un po’ di bene a noi stessi. (…)

Ci resta addosso l’appiccicaticcio fastidioso di ciò che abbiamo visto e sentito. Ci restano le cronache successive, il giornalismo che con pochissime eccezioni, pur di non smentire i trionfalismi precedenti, le lenzuolate poggiate sul nulla e grondanti pronostici e ottimismi sull’epocale incontro - una boiata pazzesca direbbe Fantozzi, e stavolta La corazzata Potëmkin non c’entrerebbe - continua a cercare senso e contenuto in ciò che è solo un teatro dell’assurdo che gronda sangue e macerie e denaro da oltre tre anni (e non solo).

 

Ci resta la chiarezza del motivo per cui siamo agli ultimi posti nella graduatoria mondiale per qualità e indipendenza dell’informazione.

 

Ci resta, perentoria, la sensazione che ciò che avremmo voluto vedere e sentire è almeno un giornalista, uno solo, che dicesse: 

                           Non aprite quella porta. Lasciateli lì dentro. Per sempre.
 
Sara Di Giuseppe - 17 agosto 2025

07/01/21

Il TRUMP de noantri

 

Per il 25° emendamento (sez.4) della Costituzione Americana, dopo i fatti di ieri – l’assalto al Congresso di Washington con morti e feriti – è probabile che lo dichiarino INCAPACE, il Trump d’America matto da legare. 
Con rimozione immediata, almeno per fermarne il delirio. (INCAPACE è un eufemismo)

    Per il TRUMP de noantri invece, anche se lo merita, purtroppo non possiamo far nulla: nella Costituzione Italiana il 25° emendamento non c’è.

        Anzi - incredibile ma vero - il “nostro” è al 25% nei sondaggi pure con la mascherina TRUMP.
 
 
PGC - 7 gennaio 2021