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08/06/19

WINCHESTER* CATHEDRAL

*nel senso di fucile

[Salvini a spasso col Vescovo nella Cattedrale di Ascoli]



        Non sarebbe stato da lui, è vero, ma per l’incazzatura Sant’Emidio avrebbe potuto rivoltarsi nella tomba  con veemenza provocando davvero un terremoto. Proprio lì sotto. Gli bastava far crollare qualcuna delle 64 colonnette in travertino della cripta, veniva giù tutto.

        Il guerrafondaio Salvini, lo sbarratore di porti, quello che la-difesa-è-sempre-legittima-quindi-sparo, il leghista espanso, il comiziante senza freni, il Ministro-degli-Interni-da-internare, che ti passeggia impunemente sulla testa, e pure in compagnia del Vescovo “che lo ringrazia, che gli si raccomanda (vuol avere altri fondi per il terremoto), che gli manda parole di conforto…”!

        Ma il nostro Sant’Emidio è buono (mica per niente è un santo). Si è trattenuto. Ha contato fino a 3. Poi anche a lui deve essere tornata in mente WINCHESTER CATHEDRAL, quel celebre allegro motivetto degli anni ’60 che, guarda un po’, era “contro” la guerra! Così è rimasto freddo, impassibile. Ah, quella era un’altra Cattedrale…

      Questa nostra di Ascoli invece, dopo il passaggio di Salvini evoca il famoso fucile WINCHESTER dal terribile ma bellissimo scenografico meccanismo a leva che fece morti dappertutto, pure nei film. Poi ce lo ricordiamo Salvini, imbracciare platealmente un fucile (o una mitraglietta, non so) nelle celebrazioni del 25 Aprile, mentre luccicanti militari col cappello e gente bavosa lo accerchiano per un selfie.

       E quante volte l’abbiamo visto il Salvini, con la divisa del giorno, spadroneggiare baldanzoso tra fucili carrarmati elicotteri navi missili cannoni e bandiere fintamente patriottiche. Quante volte non ci siamo capacitati di come un Ministro sguazzi orgogliosamente così in basso!   (…)

        Per cui non so voi, ma io ieri ho immaginato ‘sto Salvini, disgraziatamente pure vice-premier, marciare col Vescovo-in-elmetto nella Cattedrale di Ascoli imbracciando proprio un WINCHESTER-fucile, mentre la Banda dei Carabinieri (tuttora in Festa per il 204° anniversario) intonava WINCHESTER CATHEDRAL: ta’ tà-ra-ta ta’-ttàa – ta’ tà-ra-ta-ta’- ttàa … Ma stonata. Minacciosa. Senza allegria. 

E via con i selfie!


PGC - 6 giugno 2019

19/01/19

EVVIVA IL TERREMOTO

        Ascoli Piceno 15 gennaio ’19, sindaco Castelli: “Se riusciremo a dimostrare il rapporto causa-effetto, con i fondi del sisma sistemeremo la Curva Sud dello Stadio Del Duca: con 5 milioni si potrebbe rifare anche la copertura della Tribuna Ovest. E farò appello al Commissario per ottenere fondi del sisma anche per le chiese comunali, quelle della diocesi li hanno già avuti”. (sic)

        La notizia, raccolta con soddisfazione dai sudditi e diffusa dalla stampa ai quattro venti, ha fatto - come si dice - il giro del mondo. Senza un soprassalto di sdegno, un battito di ciglia, una timida obiezione, un’ombra di perplessità, un fremito di vergogna. 

Nessuno - giornali (e figurati), comuni cittadini, chiesa, enti, istituzioni, circoli, associazioni, bocciofile… - che abbia obiettato (con garbo ma anche no) su questa intenzione scellerata di dilapidare i fondi stanziati per il terremoto, già cronicamente insufficienti, sfilandoli con destrezza a chi ne ha vitale necessità e urgenza. 

        Ascoli per sua fortuna è stata solo sfiorata: scosse tante, ma danni relativamente pochi da un sisma che nella montagna vicina ha cancellato paesi e comunità; tragedia della quale ciò che resta è ancora colpevolmente affogato nelle macerie; abitanti divenuti profughi erranti o sardine in scatola, in lager di casette tardive e pericolose, inospitali e malsane (eppur pagate come ville perché non sia mai che in Italia non si lucri sulle disgrazie).

        Ma certo Castelli per mestiere deve curarsi della sua Ascoli, e abbellirla, migliorarla: quindi perché non sventolare scale Richter per rastrellare agilmente denari e denari da buttarci su? 

        Ed essendo fuor di dubbio che lo stadio (in manutenzione perenne) ha vibrato per il terremoto - e proprio la Curva Sud e il tetto della Tribuna Ovest, pensa tu -  così come è certo che le chiese comunali si sono crepate spaventando i santi, ora basterà solo dimostrare il “rapporto causa-effetto” e giù milioni a cascata per gli interventi indispensabili irrinunciabili urgenti al grido di dio-lo-vuole e il-calcio-lo-vuole. Tutto secondo le regole, si capisce.

        Poi ad Ascoli, dove l’elettorato C.& C. (Calcio & Cattolici) ha la maggioranza, si vota. E quale migliore Campagna Elettorale, che rifare lo Stadio e qualche chiesa? Meglio ancora se con furba enfasi mediatica. 
Evviva il terremoto.


PGC -  18 gennaio 2019


23/10/18

Col terremoto solo le Chiese non restano indietro

        Piangono ancora sulle macerie, decine e decine di paesi distrutti dal terremoto 2016, non riescono a rimettersi in piedi, arrivano pochi fondi, i lavori vanno a rilento e l’economia non riprende. Solo le Chiese sono un miracolo di efficienza.

        Per Natale coi fondi del Ministero dei Beni Culturali Italiano saranno tutte ristrutturate e riaperte, le 13 chiese del territorio diocesano danneggiate.

        Comincia San Benedetto, e riapre in pompa magna la Cattedrale-Basilica-Duomo della Marina, che non aveva subito crolli ma solo pensose crepe dalle parti della navata.

        Spesi magistralmente i 300.000 euro donati dallo Stato: ritinteggiatura totale, moderna illuminazione con 58 risparmiosi faretti a led, impianto di video-sorveglianza (!), posizionamento in quota della statua della “Madonna-delle-scale”, grande scritta “in italiano” (il latino è una lingua straniera, come disse Mike Bongiorno) sulla trabeazione interna, restauro di alcuni altari laterali e altre cosucce.
Diocesi e Parrocchia hanno però dovuto aggiungerci 100.000 euro dei loro per la vergognosa tirchiaggine del Ministero, pensa un po’. Pare nuovo adesso, il chiesone nè bello nè antico (ha solo 150 anni, e la spianata lunare di abbacinante travertino che ha davanti era prima una piazza affettuosa, sorridente di verde e di alberi…).

I lavori di restauro sono stati progettati ed eseguiti in soli 5 mesi, con la fattiva collaborazione  - precisano le solerti veline - del Vescovo più volte avvistato sulle impalcature a 20 metri d’altezza, intento a controllare, e i fedeli sotto a pregare che non cadesse…


        Sembra una barzelletta: le chiese tutte già riparate mentre case e fabbriche e stalle e scuole e strade languono ancora nell’attesa. Riparate con soldi nostri, come se la Chiesa fosse povera. Sembra una barzelletta l’orgoglioso festeggiamento di San Benedetto, dove il terremoto si è appena avvertito e per fortuna non ha prodotto morti né feriti né danni consistenti, a parte qualche crepa sui muri.        
        Ma non è una barzelletta, e se lo fosse non farebbe ridere. È piuttosto l’ennesimo schiaffo a chi ha avuto davvero lutti e danni, tanti e irreparabili; a chi ha perso tutto e forse anche la speranza, perché se mai verrà indennizzato lo sarà tardi e male.
      
      A meno di non nominare un Vescovo come Commissario Straordinario del terremoto.



PGC - 21 ottobre 2018