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25/05/18

“Fossa delle Marianne”

[ A cena con FRANCO PIRZIO ]

San Benedetto del Tronto - Cucina al porto/Grottino Dea 
22 maggio 2018


       Nonostante il diluvio di stasera, c’è fra noi chi ha visto Franco – elegantissimo, sempre – arrivare con una delle sue bici coi freni a bacchetta: la Bianchi extralusso nera del ’41, o forse era la Ganna da donna color sabbia, ultimamente non era molto agile…

       Io giurerei invece di averlo visto parcheggiare a fatica la regale Bugatti blu (senza servosterzo) sotto le tettoie di piazza del Pescatore, e poi restarci a lungo seduto nell’abitacolo scoperto, intorno era tutto un lago…

       Ma c’è anche chi l’ha visto al Molo-nord sbarcare dal piroscafo, quello con gli oblò delle cabine tutti accesi; altri, avventurosamente atterrare col biplano del Barone Rosso sul gibboso prato del Ballarin; altri, entrare in porto - ancora con una randa alzata - proveniente dalla "sua Croazia (o addirittura dall'Egeo) a bordo del Koala 39 degli amici Clara e Giancarlo Pennesi…

       Sempre con quel suo implacabile socio inglese appiccicato - su questo siamo tutti concordi - quel mr. Parkinson che non lo mollava e l’avrebbe seguito perfino appollaiato sulla canna della Bianchi.

       Con l’amico Franco abbiamo cenato bene in questo “suo” locale, in allegra commozione. 

      Però verso la fine, mentre guardavamo (al buio, con gli occhi lucidi) i filmati degli ultimi corali incontri, lui si è alzato ed è sparito nella notte, dicendo che tornava giù nella “Fossa delle Marianne” a fare una quindicina di acquerelli da regalarci, approfittando di tutta quell’acqua…


PGC - 24 maggio 2018

Foto di Tullio Luciani - Raffaele Avigliano

15/02/18

La notte di Pirzio

Eravamo tra gli ultimi amici “acquisiti”, ma ci considerava come quelli suoi più antichi. Stava ancora mediamente bene.

Restaurava con genio e passione bici di ruggine dai freni a bacchetta, produceva acquerelli d’incantata bellezza, disegnava a mano libera - con cura affettuosa del particolare - volti, paesaggi, macchine d’epoca, aeroplani, barche a vela, paesi piceni e croati…

Progettava creando, con quel gusto inconfondibile che per decenni ha generosamente sparso sul territorio, ma il suo talento non è stato apprezzato come meritava.

Si son “dimenticati” pure che è morto: un paio di giorni fa, un lieve chiarore ad est gli ha detto di andare a riposare… 

Ci piaceva come scriveva. Gli chiedemmo un pezzo per UT, “La Notte”, e ce lo inviò con l’acquerello che ne “conteneva” il testo. Ne facemmo l’editoriale: era la “sua” notte, vista e narrata dalla casa in collina di Grottammare.

Dall’ultimo suo rifugio di Castorano (che non abbiamo fatto in tempo ad andarci), l’ultima notte di Franco forse non è stata molto diversa, ed è stata solo sua. Ma non ne avremo mai l’acquerello.

*

Da UT (n°5, 2013) “La Notte”, editoriale 

La notte di Pirzio

Il giorno è di tutti, la notte è solo mia. Io gliel’ho confessato e così lei è diventata possessiva e gelosa, non mi lascia più in pace. Alle tre, qualche volta prima, mi sveglia e mi tira giù dal letto, mi dà tregua solo quando sente i miei passi strascinati muovere il ghiaietto di via Berlusconi (chi conosce questa storia sa di cosa parlo) mentre mi avvicino al capanno officina dove restauro biciclette dal nobile freno a bacchetta, o gli altri passi più sordi che mi accompagnano allo studio dove dipingo. Mi siedo davanti ai colori e lo spazio si restringe e si trasforma e si riduce a un microcosmo dove il tempo rallenta e che ha un solo protagonista… me. Ma non è così. Fuori un predatore notturno, forse un allocco o un barbagianni, chiama con un brivido sinistro e la porta aperta mi fa sentire passi felpati di faine e di volpi. La notte mi sostiene e mi culla, guidando i miei gesti. Poi mi molla e colpi incontrollati di sonno mi sbattono la testa sul tavolo e sull’acquerello, lasciando segnacci sulla carta che mi distruggono il lavoro delle ore precedenti. La notte guarisce le fatali rovine degli scempi architettonici, e una finestra accesa nel buio copre la struttura che la ospita. Notte sul mare o da incubo, dove coste che sembrano lontane sono invece pericolosamente vicine, e coste vicine sono faticosamente lontane. Notti con la luna piena lontana, ma così vicina da far leggere la carta nautica. Notti buie come la pece in cui sembra navigare nel nulla… e venni in luogo di ogni luce muto che mugghia come fa mar per tempesta se da contrari venti è combattuto… Poi un lieve chiarore appare ad est e ti dice di andare a riposare… che alla notte ci penso io, te la farò ritrovare vergine fra poche ore… Buonanotte.

Franco Pirzio

PGC - 14 febbraio 2018


                        

13/07/13

La mostra personale di Franco Pirzio. Le “pirziate” a Forsedesign? “Non sono una Bugatti” (?)

Capitava a tanti di noi (di ieri), di disegnarsi nella mente un sogno e poi di costruirselo con le proprie mani. Quasi mai usciva fuori qualcosa di “bello”, rustici com’eravamo, ma dopo eravamo contenti, orgogliosi, soddisfatti, scorticati. Dimostrare capacità e bravura, più che un gioco era una necessità, perché così si stabilivano le gerarchie di banda, e anche nelle sfide non restavi a mani vuote. Qualsiasi base di partenza andava bene, oggetti trovati, rubati, avanzi di cantieri, scarti di falegnami, di fabbri e di carrozzieri della via. Costruivamo strani giocattoli contundenti, capanne a terra e sugli alberi, armi. Improbabili barche, qualche volta. Senza passare per i “disegni preliminari”: c’avevamo tutto in testa, i cambiamenti e le modifiche si facevano d’istinto, o per forza. La fase successiva, quella finale soprattutto, era sempre la distruzione violenta di quanto fatto (da noi o dai “nemici”). Gli davamo pure fuoco. Non eravamo raffinati, avevamo furia. Fino alla seconda media, o al secondo avviamento, niente “stile” o teorie. Si lottava per diventare grandi in fretta, a tutti i costi; ognuno si adoperava, senza saperlo, per costruirsi il miglior curriculum…