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17/07/26

LA PRESA DELLA PASTIGLIA

Seimilaottocento e passa militari tra uomini e donne, trecentoquindici veicoli, novantotto aerei, trentatré elicotteri, centonovantatré cavalli della Guardia Nazionale Repubblicana

Più 500 militari della Coalition of the Willing (i paesi europei coalizzati per la futura sicurezza dell’Ucraina); più venticinque applauditissimi militari ucraini.

Più il sorvolo di due Mirage 2000 B con aviatori francesi e aviatori ucraini addestrati in Francia; più i rappresentanti di 35 paesi della coalizione e via partecipando.*

Esticazzi.

Ma non doveva essere la celebrazione del 14 luglio 1789, della Presa della Bastiglia e allonsanfan e della Rivoluzione che cambiò la Francia e l’Europa e gli uomini e dopo di quella niente fu più come prima anche se cercarono di far sì che lo fosse eccetera eccetera?...

Forse no, o non più. Perchè noi fortunati citoyens europei ci siamo invece presi la Pastiglia di un'esibizione muscolare di mezzi e apparati militari e sistemi d'arma.

E la parata extra-large di Parigi (in tribuna 25 capi di Stato e di governo, inclusi Mattarella con figlia incorporata e Zelensky che s’ indossa con tutto e sta bene ovunque tranne che a casa sua) - al confronto la nostra del 2 Giugno è la sfilata delle majorettes alla festa di San Prestipino - altro non è che suggello e sintesi simbolica dell’incontro parigino, di poco precedente, tra i vertici dei Paesi “volenterosi” - c'est à dire gli scellerati vertici guerrafondai di mezza Europa - con la consacrazione dei ciclopici investimenti nell’industria bellica per la “sicurezza europea e il "risveglio strategico dell'Europa" (sic)

Cui si aggiungono gli accordi strategici ed economici di Francia e Regno Unito con Kyiv, più i 18 miliardi di nuovi aiuti - bazzecole quisquilie pinzillacchere - della Commissione Europea annunciati dalla presidente a sonagli Ursula von der Leyen.

 

E fosse solo questo…

 

C’è soprattutto che il vertice parigino agli Invalides (con Napoleone - una mammola, al confronto - che si rivolta nella tomba lì presso) per lo sviluppo di un sistema di difesa contro i missili balistici in Europa - segue di pochissimo quello di Ankara. 


E quello sì, che è stato divertente.

 

Perché è lì che s'è modellata sotto i nostri occhi, come niente fosse, quella nuova “NATO 3.0" nella quale la guerra diventa mercato; nella quale definitiva e consacrata diviene la saldatura tra finanza e guerra; massiccio e decisivo il coinvolgimento dei grandi capitali pubblici e privati nell’industria del riarmo.

 

Capita così che il denaro che manca agli stati per welfare, sanità, istruzione, pensioni ecc. compaia miracolosamente - come la madonna di Fatima ai tre pastorelli - per le armi e per tutto il cucuzzaro conseguente ed equipollente; e che gli stati ritengano di garantire sicurezza ai cittadini non già con tutto quanto ne tuteli e riconosca dignità,  diritti, qualità della vita – roba da Rivoluzione Francese, suvvia - ma con la protezione (?) armata e il massiccio aumento del bilancio militare. 


Un Occidente militarizzato, la guerra non più come decisione politica ma come ambito d'investimento, concentrazione di risorse pubbliche e private intorno all'apparato militar-industriale: è questo il vero orizzonte dell'incessante sequela di viaggi, incontri, parate militari, colloqui, cene, salamelecchi, photo-opportunity e vasa-vasa. 


È questa la vera pastiglia da far ingoiare con la finta celebrazione delle rivoluzionarie settecentesche giornate parigine: la riorganizzazione militare dell'occidente, l'armarsi fino ai denti contro un nemico inventato, il  vendere ai grandi capitali globali la nostra molto presunta “sicurezza”

 

 “La guerra come mercato totale, la sicurezza come prodotto” è stato scritto: il più esplicito epitaffio sulla tomba di un’Europa arcigna e armata, nata dalle ceneri e dall’orrore delle due guerre mondiali - che nulla ci hanno insegnato - del secolo breve. 


[*fonte: "Difesa on line"]

 

Sara Di Giuseppe - 17 luglio 2026
 

07/05/23

UNA CASSERUOLATA VI SEPPELLIRÀ

 

 

      Ce l’ha Buenos Aires il copyright del cacerolazo: rumorosa massiccia protesta di piazza contro la devastante crisi economica argentina, le politiche monetarie del FMI, lo stato d’emergenza dichiarato da quel governo e non l’avesse mai fatto: a suon di casseruole e padelle il presidente De la Rúa dovette scapparsene in elicottero dalla Casa Rosada, e di gran carriera, per non più tornare. Era il dicembre di ventidue anni fa, e gli argentini si ripresero fieramente la loro vita.

 

Oggi la casserolade tocca ai Francesi, che qualcosa da insegnarci ce l’hanno, quanto a difendere in piazza diritti sacrosanti e spernacchiare l’arroganza del potere denudandone le incapacità. 

    

Faremmo un gran rumore anche noi, se svuotassimo le cucine per scendere in piazza contro l’indecenza delle scelte politiche attuali e creassimo un Inferno che ntrona l’anime sì ch’esser vorrebber sorde.

Casseruole e padelle, coperchi e mestoli e tutto quanto assorda. Sarebbe anche divertente: che non guasterebbe, in tanta cupezza.


Ma noi scendiamo in piazza per lo scudetto del calcio, per il concertone di orrenda musica a Roma; il dissenso, quello invece si esprime a bassa voce - e solo se c’è contraddittorio, beninteso - oppure stai zitto altrimenti vieni bacchettato anche se sei uno scienziato di rilievo mondiale che parla contro le armi, perché non è corretto né elegante uscire dai binari del pensiero unico: e noi all’eleganza ci teniamo, eleganti si nasce e noi italioti lo nacquimo.

 

Insomma, così è: ce ne stiamo buoni, un po’ ad ammirare un po’ ad invidiare i francesi perché sono coraggiosi e compatti e perché nonostante tutto stanno meglio di noi (ci vuol poco) mentre sopra di noi passa il rullo compressore di una politica scellerata: che ci riporta indietro di decenni, che azzera traguardi di civiltà raggiunti con fatica, che scava disuguaglianze sociali come mai prima, esaspera la fragilità dei ceti deboli, delegittima il lavoro e lo impoverisce; che impone perfino - sciagura nella sciagura - di essere guerrafondai contro la nostra stessa natura e la nostra Costituzione, e mentre scandalosamente smantella il welfare, destina preziose risorse alle armi.

 

Ah se il tumulto di milioni di casseruole, un cacerolazo coi fiocchi su e giù per l’Italia, in tutte le piazze d’Italia, facesse tanto rumore da spingere questo manipolo di cialtroni al governo a scapparsene in elicottero

 

[Sarebbe una di quelle cose che non si possono comprare e per tutto il resto c’è mastercard]

     

Mandarli a quel paese - letteralmente, cioè proprio altrove - a suon di casseruolate, ci ripagherebbe delle picconate quotidiane inferte alla dignità dei meno fortunati e ai diritti consacrati da una Costituzione mai come oggi calpestata e vilipesa; dell’arcigno ritorno al passato contrabbandato a reti e giornaloni unificati come illuminato progresso (…e volti addietro i passi, / del ritornar ti vanti, / E procedere il chiami ); della precarizzazione del lavoro scientificamente pianificata con la benedizione dei poteri economici; della povertà imputata come colpa; del disastro doloso di sanità e scuola pubbliche (con, perfino, la sinistra programmazione degli indennizzi nella mai abolita alternanza scuola-morte su lavoro); dell'inettitudine a gestire le migrazioni nascosta dal tracotante aiutiamoli a casa loro, fa niente se casa loro è per i migranti la tomba in fondo al mare.


Ci libererebbe, esito non secondario, di maggiordomi sbavanti servilismo da ogni salotto televisivo e di un giornalismo che ha smarrito - non da ora, ma ora più che mai - dignità e onestà intellettuale per farsi servo dei padroni di riferimento. 


Vedremmo volteggiarne molti, di elicotteri - questa gente è tanta e ovunque, come l’erba infestante - ma poi l’aria tornerebbe respirabile.

 

Non succederà. 

 

Siamo ormai geneticamente modificati e digeriamo ogni oltraggio, anche l’ipocrisia di un’inesistente opposizione, gli slogan radical chic indossati con eleganza come abiti di sartoria, lo sventolar di bandiere rosse di un sindacalismo ridotto a larva, e un concertone finto progressista per far pace infine con la coscienza. 

 

Il resto è inciampo e irritante effetto collaterale, abbiamo il nostro orticello da proteggere, non c’è tempo per pensare ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall’onda per finire al più presto, ai vinti che levano le braccia disperate (…).*

 

No, nessuna casserolade da queste parti.


 

*G.Verga, Introduzione a I Malavoglia, 19 gennaio 1881

 

 

Sara Di Giuseppe, 6 maggio 2023

 

22/09/21

YELLOW SUBMARINE


        Non si è perso, né fortunatamente è esploso o annegato nessun sottomarino, ma sui giornali e nei tigì è iniziato il mese dei sottomarini.


Con la furbastra collaudata tecnica di montare qualsiasi notizia come la panna fino a quando non si smonta da sola - anche quando è marginale, settoriale, non interessa, non si capisce, non evolve o non andrà a parare in nessun posto - questa nostra informazione nazional-amatriciana ci sta costringendo tutti a diventare esperti-da-bar dell’argomento, neanche ci fossero ricchi premi per chi vince.
 
Stavolta la presentano come la madre di tutte le notizie, riguarda tutte le grandi nazioni di tutti i continenti meno l’Antartide (che potrebbe comunque diventare il garage dei nuovi sottomarini nucleari), perciò…
E’ successo come tra mercantozzi: l’Australia ha stracciato di colpo il contratto d’acquisto di 12 sottomarini nucleari - robetta da 30/40 miliardi, diventeranno oltre 100 - per comprarli dagli americani in società con gli inglesi. Un “tradimento tra alleati” che fa saltare gli equilibri mondiali: l’Europa s’indebolisce, l’America si rafforza col Regno Unito e l’Australia, la Cina s’incazza di brutto sentendosi più accerchiata, la Russia non so, non ho ben capito, dovrei studiare… Quindi si convocano gli ambasciatori, ognuno va a trovare l’altro, si fanno pensose conferenze e tutti in posa con la faccia scura. Ovvio che è tutta questione di soldi.
 
Comunque: manna dal cielo per i giornalisti, che ne sanno meno di noi, incocciano la notizia sul computer, aspettano le veline. Ma ecco ogni giorno ogni ora due puttanate di testo a tutte maiuscole, quattro foto di repertorio stantie ma emozionanti, cupi marinai che s’infilano nei pertugi dei sottomarini sempre grigi che gorgogliano inabissandosi, bandiere da combattimento sulle torrette, musiche severe d’accompagno; poi infiocchettare il tutto parlando a vanvera, sbagliando il lessico e la pronuncia straniera, trattare gli ascoltatori/lettori da deficienti, e il gioco è fatto. Sanno che non abbiamo mai fatto vacanze in sottomarino, forse non ne abbiamo mai visti, per noi è roba da 007-licenza-d’uccidere, di fantascienza alla Giulio Verne, di spionaggio, roba da film…
Così possono parlare a vanvera: c’è quel giornale che scrive che i sottomarini nucleari possono stare sott’acqua meglio e per un sacco di tempo, che là sotto vanno veloci come motoscafi d’altura e come trovano una petroliera nemica ZAC l’affondano e addio petrolio.
Parla a vanvera il Ministro della Transizione Ecologica secondo cui il nucleare, proprio come il diavolo, non è brutto come lo si dipinge, quindi pensiamoci.
Parla a vanvera quell’altro - sempre del ramo ministri/migliori - secondo cui se l’Europa non vuol restare indietro deve dotarsi di una forza militare europea - ovviamente nucleare - per spaventare e difendersi da America, Russia, Cina, India e tutto il cucuzzaro. Chiamasi “Autonomia Strategica Nucleare Europea”- me cojoni! - c’è già pronto il logo e la bandiera.
Poi per non restare indietro anzi per andare avanti, ecco il Matteo Salvini che parlando a vanvera come sempre vuole una centrale nucleare in Lombardia. Tiè!
 
Allora parlo a vanvera anch’io: costruiamoceli da soli i nostri sottomarini nucleari, mi pare che i ferri vecchi che abbiamo siano arrugginiti e orfani del nucleare. 
Ma distinguiamoci, facciamoli gialli. Così confondiamo a morte i cinesi. E pure gli inglesi, che dal lontano 1966 possono contare su un solo YELLOW SUBMARINE (by Lennon-Mc Cartney) che ha avuto tanto successo ma è una ciofeca.
 

PGC - 21 settembre 2021