(Rogoredo e dintorni)
…Ma delle mele marce. Ai tromboni del potere piace far credere che di questo si tratti: un’eccezione negativa, l’episodio di Rogoredo; perché suvvia, alle nostre forze dell’ordine NON piace menar le mani e i manganelli, e il nostro NON sta diventando uno stato di polizia. Quando mai.
Mela marcia, pecora nera: il linguaggio aiuta, le metafore sono lì apposta e fanno il loro dovere, imbellettano di robusto fariseismo il volto arcigno della realtà.
Così il poliziotto delinquente - che da tempo ne fa di ogni e tutti lo coprono, e che per chiudere in bellezza spara alla tempia del giovane pusher straniero DISARMATO, praticamente un’esecuzione - è solo un inciampo, una mela marcia, succede nella migliori famiglie.
Peccato che poche ore prima fosse un eroico poliziotto costretto a sparare al feroce immigrato per legittima difesa e per la sicurezza di tutti, e vittima anche lui della mala giustizia che lascia liberi i criminali e indaga invece i coraggiosi tutori dell’ordine.
Peccato che la campagna “Io sto col poliziotto” - prima che il poliziotto finisse dentro per aver fatto secco un uomo disarmato - abbia occupato le piazze di borghi e città (compresa la nostra melonianissima e leghistissima San Benedetto), con gran concorso di pensabene e bellagente e strepito di grancassa mediatica e giornalistica.
Brutti scherzi gioca la malafede.
Costringe a re-ingoiarsi fino a strozzarsi le cialtronerie appena dette, ad avvitarsi in tripli salti carpiati per schivare il boomerang della propaganda anti-magistrati a sostegno del Sì referendario; va da sé infatti che qualora il magistrato non si fosse infischiato – come invece ha giustamente fatto - delle balle sesquipedali dei politici e, ubbidente, non avesse indagato, il pistolero sarebbe ancora un eroe nazionale che neanche Garibaldi a Marsala.
E i geni al governo non si sarebbero fatti il più clamoroso degli autogol con un involontario spot a favore del NO al Referendum e contro le altre riforme repressive in cantiere come lo scudo penale per le forze dell’ordine.
Così la santificazione dell'eroe pistolero s'è trasformata, per la logica basica e truffaldina degli analfabeti al governo, nell'urlata, grottesca "pena doppia” richiesta per l’agente che commette un reato, “perché manca di rispetto ai suoi colleghi”, per l'offesa recata all'onore della divisa… [Mica perché ha ammazzato qualcuno per strada].
Così straparla il cazzaro verde e vice-Presidente del Consiglio a sua insaputa, in un miserando testacoda argomentativo.
Come se la legge non dovesse essere uguale per tutti, come se fosse normale il salto acrobatico che dallo scudo penale (leggi: impunità) per alcune categorie passa alla condanna preventiva e pure “doppia” (!), magari senza nemmeno le garanzie di legge che spettano a tutti.
[E non mezza parola per l' ammazzato per strada con un proiettile in testa: ah già, era solo un immigrato d’Africa e per di più spacciava; quando uno se le cerca, signora mia…]
Non di mele marce si tratta, è ovvio, ma del marcio che c’è - e tanto - nella deriva della politica italiota, nel servilismo del sistema mediatico, nella (dis)informazione giornalistica.
Non di mele marce si tratta, ma della follia giuridica di chi governa brandendo la sicurezza come una “clava ideologica”; legiferando a colpi di decreti che scavalcano il parlamento con il colpevole assenso di un presidente-firma-tutto; che solleticano la pancia della gente e l’opinione pubblica più forcaiola; che confondono la giustizia con l’arbitrio.
Il problema non è la mela marcia nel cesto, il problema è l'intero cesto che è marcio.
Per rendere giustizia alle innocenti mele troppo spesso tirate in ballo, si applichi un bollino su ogni cesto di Melinda, Fuji, Pink Lady, nonché di modeste e saporite mele nostrane, che rechi cubitale e ben chiara la scritta:
LE MELE MARCE SIETE VOI!
…Non si trattava nemmeno di falsificazione. Era semplicemente la sostituzione di un’assurdità con un’altra. La maggior parte del materiale con cui si aveva a che fare non aveva nessuna connessione col mondo reale, nemmeno quel tipo di connessione che una chiara menzogna intrattiene con la realtà.
[G.Orwell, 1984]
Sara Di Giuseppe - 27 febbraio 2026
Nessun commento:
Posta un commento