Dalla stampa locale (per dire come siamo messi):
“VILLA RAMBELLI, NO AL DORMITORIO” !!
“Il quartiere Sant’Antonio di San Benedetto [riunito nella Sala Parrocchiale] ha respinto il progetto di trasformare [temporaneamente] la ex-casa [disabitata da decenni) del custode di Villa Rambelli [anche questa, dimenticata e disabitata da decenni] in un [provvisorio] dormitorio per sette [soltanto sette] senzatetto”
È così che in questi giorni si accaniscono cittadini, politici, giornali, credenti, pensabene e bellagente.
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INVECE:
Propongo di fare sette chiavi della porta della ex-casa del custode di Villa Rambelli e di darle ai sette “fratelli” senzatetto, una a testa. Provvisoriamente, si capisce: cioè solo per qualche mese, il tempo di individuare a San Benedetto una soluzione migliore, decorosa e stabile, qualcosa più di un rifugio, per rispondere dignitosamente ai primari bisogni di chi vive per strada - che certo sono più di sette.
- Questo non significa per niente andare contro il testamento del dottor Rambelli-sempre-sia-lodato, anzi: utilizzando realmente - per scopi umanitari e per un tempo limitato - una parte della sua pregiata dimora storica donata nel 2001 al Comune “per uso culturale”, si velocizzerebbero per forza le procedure per attrezzarla a LOUVRE o MAXXI o BEAUBOURG secondo le sue volontà. Sennò, a forza di traccheggiare, passeranno altri decenni di inoperosità e la casa del custode crolla. E crolla pure la villa. Perfino il dottor Rambelli, persona di cuore, approverebbe senza una smorfia, penso…
- La stessa villa, già censita dal FAI tra “I LUOGHI DEL CUORE”, dimostrerebbe di possederlo un cuore generoso, contribuendo - perfino culturalmente, certo! - grazie al “prestito” della modesta ex-casa del custode di Rambelli, ad alleviare temporaneamente i gravi problemi abitativi di “sette poveracci” (copyright Daniele Primavera). Avremmo gratis anche la professionale disponibilità organizzativa dell’associazione ON THE ROAD, più “sicuri” di così…
- “Non è un posto da trasformare in dormitorio!” pontificano però (anche con qualche ragione di tipo logistico) quei cittadini, politici, giornalisti, credenti, pensabene e bellagente intruppati nella sala parrocchiale di Sant’Antonio. Ahò!...Non nel mio giardino! Non so che cuore abbiano questi, non saranno mica gli stessi che vogliono chiudere anche la CARITAS al Ponterotto, che se non ci fosse la Caritas… Alla faccia dei “credenti”!
- Ma sentite, almeno togliamoci per una volta qualche strato di vergogna, facciamo qualcosa di buono: per ora, lì, basterebbero SETTE CHIAVI PER SETTE “FRATELLI”, e sette poveracci - con le “spose” o senza - per un po’ dormirebbero al riparo fra quattro mura (come dentro a un cinema, non fuori…).
PGC - 24 febbraio 2026
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