Forse
nessuno meglio di un filosofo torinese come Maurizio
Ferraris avrebbe
potuto guidarci, con eleganza umorismo e ironia, dentro
quell’ilaro-tragedia
che
fu l’esistenza di Nietzsche il quale, nei suoi viaggi di apolide
attraverso Germania, Italia, Svizzera, proprio a Torino soggiornò
amando quella città con entusiasmo (a partire dalla cucina: la
migliore, per lui, quella piemontese). E’ questa una delle
“prossimità” con Nietzsche su cui Ferraris scherza prima di
inoltrarsi nei temi della comicità e dell’orrore; l’altra, più
curiosa, è il suo “incontrare” Nietzsche almeno due volte
l’anno, quando visita lo studio del proprio commercialista, nello
stesso appartamento in cui nel 1888 il filosofo scrisse Ecce
homo.
