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11/09/25

GOLD RUSH - Corsa all’oro

ovvero 
Elezioni regionali 2025
 

 
1848-2025, come vola il tempo.
Arrivavano in California da ogni parte d'America seguendo la pista dell'oro, percorrendo ogni possibile rotta, per mare e per terra, con ogni possibile mezzo – navi, canoe, muli – cantavano Oh!Susanna e qualcuno si arricchiva di brutto, altri restavano miserabili e con un pugno di mosche.

 

Oggi non occorre tanta fatica: ci si candida in Regione e - a patto di venir eletti - piovono pepite d’oro, non serve neanche il setaccio, ti arrivano dall’alto. 
E non è necessaria la presidenza: consigliere o assessore andrà benone, congratulazioni, hai svoltato.

 

Cinquecentoventisei (!) i candidati nelle Marche. Per 30 posti di consigliere (!). 

Ohibò, se non è gold rush questo… 

 

Sembra di vederli, ai blocchi di partenza: più affollati, proporzionalmente, della maratona di New York. 
Esaltante, se tanta foga zampilla dal volersi spendere per il bene comune, migliorare la realtà, incidere positivamente  nella condizione di tutti elevando la qualità del vivere, avendo potere e strumenti per farlo. Soprattutto cervello e idee. 
Pulsioni sì nobili e impellenti da spingere una tal pletora di candidati ad offrire il proprio disinteressato aiuto a colui/colei che guiderà la Regione, e a conseguentemente riempire dei loro faccioni sorridenti, rassicuranti, positivi, i muri di vie, piazze, rotatorie… 

 

Ma, ahinoi, è qui che la storia diverge: perché ciò che proprio non si può sperare dai nostrani cercatori d’oro, è che dalle loro imprese possa nascere l’equivalente del sogno californiano come lo si chiamò allora.
Basterà, per convincersene, mettere in fila l’uno dopo l’altro gli slogan che compaiono sul “santino” di ciascun candidato (riempiono tavoli e banconi di bar, caffè, negozi, ristoranti; di altrettanto fastidioso c’è solo l'invasione estiva delle cimici nelle campagne e abitazioni circostanti). 

 

Vero laboratorio di politichese applicato, è tutto un tripudio di Vento che parte dal basso - qualunque cosa voglia dire - di Coerenza e competenza, un'alluvione di Cambiamento, uno tsunami di Futuro, una tempesta di Noi, voi, fino ai più sofisticati Il Piceno protagonista (versione casereccia di America first), o Pace salute lavoro (ma non è l’aspirante missitalia). E via farneticando. 
Cime tempestose di pensiero creativo che ritroviamo poi sui cartelloni che ti guardano da ovunque, come in un incubo orwelliano .

 

Occorre un robusto volo di fantasia per immaginare che un ceto politico o aspirante tale che affida il proprio messaggio a un mucchio di scemenze e slogan che sembrano presi dall’incarto unticcio dei Fonzie’s possa improvvisamente, una volta conquistate le pepite d’oro - pardon il seggio regionale - rivelarsi per colui/colei che cambierà le sorti della Regione spazzando via i miasmi dell’inefficienza e dell’imperizia, degli sprechi e degli inciuci che ammorbano le Regioni, specie dopo la riforma costituzionale del Titolo V nel 2001.
 
Se è vero che non bisogna fermarsi alle parole, queste tuttavia contano se ad esse si affida la fiducia della gente, la spinta a confidare nel nuovo che avanza. 
[Specie se quest'ultimo è rappresentato da vecchie glorie già sperimentate e a cui affideremmo a malapena l'innaffiatura delle piante quando siamo fuori].

E dunque. 
Se è dura reggere il fastidio di questa campagna elettorale over size - arcaica, petulante, invadente, vuota di ogni sensato messaggio e significato - del tutto indigeribile è l’idea di contribuire col proprio voto - quale che sia - al mantenimento di carrozzoni moltiplicatori di parassitismo e clientele, familismo e sperpero di risorse pubbliche, galleggianti sugli irrisolti problemi e sulle infinite contraddizioni del regionalismo italiota, centro di potere anacronistico e pletorico.
 
(A fronte della Francia che dal 2015 ha ridotto drasticamente il numero delle Regioni, l’Italia l’ha aumentato).

 

Impossibile, allora, sottrarsi alla fastidiosa certezza che quelle facce ammiccanti dai “santini” altri non siano che i cercatori d’oro de noantri (nella Marche e non solo, naturalmente), convinti d’aver trovato la loro lucrosa pista per la California: un seggio in Regione.
 
Sara Di Giuseppe - 10 settembre 2025

26/05/24

ERRATA CORRIGE!

Gli attuali manifesti della campagna elettorale della destra per le europee, pubblicati in Rete e affissi sulle bacheche sparse per tutta la Nazione, verranno sostituiti dopo una revisione di stampa effettuata da un correttore di bozze dell’agenzia Atreia. Si raccomanda la divulgazione. La "Georgia!" ci tiene assai. 
 
Scrivendo erroneamente Giorgia si rischia l'nvalidamento del voto.



 
ATREIA
 Il correttore di bozze

26/09/21

“LE VELE LE VELE LE VELE”

Le vele le vele le vele
Che schioccano e frustano al vento
Che gonfia di vane sequele
Le vele le vele le vele…
E tesson e tesson lamento […]

(Dino Campana, Canti Orfici)
 
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San Benedetto T.
 
       Ma queste vele sambenedettesi non hanno profumo di mare né schioccano al vento, non conoscono scricchiolio di cordami e cullare di onde. Hanno tanfo pre-elettorale e puzzo di nafta, sono l’orrenditudine di camionacci - “camion-vela” li chiamano, che è già un ossimoro - con su appiccicati i faccioni dei candidati.
 
Se fossi una vela marinara m’incazzerei parecchio.  
 
Percorrono la città a passo elettorale – dieci metri ogni dieci minuti – rallentano più d'un bradipo, fino a fermarsi col freno a mano tirato in punti strategici fingendo che ci sia una coda; ti feriscono occhi e orecchie mentre ti chiedi: perché uno dovrebbe votare quei faccioni a passeggio?
 
A volte li accompagna la fonica a mille watt che annuncia il comizio di questo o l’incontro di quello coi cittadini del quartiere ics, alle ore ipsilon, in piazza zeta: e ti sembra di entrare a capofitto nello sketch Annunciazione Annunciazione! – “Tu Mari’, Mari’, fai il figlio di Salvatore…” di Troisi e Arena.
 
Non bastassero le vele, ci penserebbero gli slogan a farci entrare in depressione: da Ascoltare le ragioni degli altri, a Prendiamoci cura della città, a Cambiare si può, a San Benedetto pronta per il futuro con la Lega (eccaallà), a Conta su di me, a Cresciamo e facciamo insieme, a Uniamo ciò che gli altri hanno diviso (qualunque cosa voglia dire), a Possiamo cambiare passo (questa è figlia di Figliuolo)… Il manuale della perfetta vacuità veleggia per le vie cittadine.

Altro che il veleggiare visionario e orfico di Dino Campana.
Magari ci scrivessero una poesia, su quegli spazi, invece di  brutti slogan e brutti faccioni al photoshop che si sforzano d'essere piacioni; chi leggesse i versi si soffermerebbe attento, forse avrebbe un motivo per votare (se il candidato ama la poesia, sarebbe l’assioma, non ha un animo rozzo…).
 
Com’è noto il peggio viene sempre dopo, ed ecco che alle vele e agli slogan si aggiungono gli “spettacoli d’arte varia” come nei teatri di una volta: non (ancora) l’uomo elefante o la donna scimmia o il mangiatore di fuoco bensì la ragazza-sui-trampoli-che-si-sbraccia sventolando-una-bandiera in mezzo a frastuono e musicacce per il candidato Ics.
È senza risposta il perché lo spettacolo della ragazza-sui-trampoli-che-si-sbraccia-sventolando-una-bandiera dovrebbe mai indurre il cittadino Ipsilon a votare il candidato Ics per il quale la ragazza-sui-trampoli si sbraccia e sventola.
 
Poi ci sono i candidati-sindaco che rispondono su di un palchetto in strada alle domande pre-stampate dei cittadini: ascoltarli è un’imperdibile esperienza antropologica, e c’è perfino il candidato sindaco Ics - quello per il quale la trampoliera si sbraccia - che le risposte le legge, scritte su un pezzo di carta. Così sappiamo che sa leggere.
 
Poi c’è che mentre nella civile Germania voteranno soltanto un giorno - oggi, domenica - e solo fino alle 18, e sono niente meno che elezioni politiche nazionali, da noi di giorni ce ne vogliono due per le amministrative locali parziali, e nel primo giorno si va avanti fino alle 22 se mai a qualcuno gli si facesse tardi nel tornare dalla spiaggia. Mostreremo altresì la nostra spettacolare modernità usando scatoloni di cartone marron e matite copiative fuori commercio che quasi non scrivono: severamente da restituire dopo l’uso, beninteso.
 
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Socrate: "Si potrebbe fare qualcosa che né si sa, né si ha potenza alcuna per farlo?"
Ippia:     "Assolutamente no. Come si potrebbe fare quello che non si sa, né si è in grado di fare?" 
(Platone, Ippia maggiore)
 
Dementocrazia e mediocrazia si alimentano reciprocamente, mettendo in scena uno spettacolo da cui è esclusa ogni persona che non sia disposta a recitare il copione stabilito.
(Paolo Ercolani, Figli di un Io minore, 2019)
 
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Sara Di Giuseppe - 26 settembre 2021