Il
Bergonzoni che apre la sezione di Futura
Festival
dedicata
alla parola - “Les
Mots et les Choses”
il
titolo, significativamente mutuato da Foucault - è ancora una volta
lo straripante funambolo della parola che i più conoscono: ma è
anche molto altro. Oggi, le parole
che
il linguista Arcangeli gli porge costruendovi intorno prudenti
domande, lui le afferra e le trasforma in cose,
oggetti
pesanti e pensanti: e il gioco semantico è solo iniziale esercizio
di riscaldamento (“mi
rivolgo spesso alle mie gambe perché non si sentano arti inferiori”)
che prepara il tuffo nelle acque profonde dell’esistenza e della
coscienza, dell’etica e dell’impegno, della realtà e del futuro;
in quel “voto
di vastità”
che, esso solo, può segnare il passaggio dal ruolo di spettatori a
quello di attori di se stessi e della realtà.
