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14/11/21

Tom & Jerry

San Benedetto, interno giorno

Personaggi:   

Tom è mister Spazzafumo, di gatto ha solo il nome
Jerry è Jerry, Jerry Tommolini in persona (quello grosso), mica un topo



Tom & Jerry stavolta non si rincorrono nell’emiciclo comunale, mica siamo al cinema o alla Warner Bros. Qui a San Benedetto sono seri, fanno i bravi: Tom è il fresco sindaco bacia-pavimenti, Jerry è l’imprenditore mezzoamericano di successo che produce costumi da bagno alla moda. Ripeto amici, non nemici. Qua la mano.

Si son messi insieme col sacro patto di farci belli: “L’unione fa la forza” (che pensatona). Come? Jerry (col suo fiuto topigno anche se non è un topo) troverà altri imprenditori potenti – leggi costruttori – che faranno un “comitato per avvantaggiare e migliorare la città” (qualunque cosa voglia dire). Dovranno “mettersi insieme e fare squadra” (tipo la Samb?) per “progetti che vadano a lubrificare…”(cosa?) “cominciando ad interagire nella parte centrale della città”… (il resto può aspettare) “creando una sinergia veloce” (me cojoni!).

          Ma attenzione: “imprenditori che, avendo una certa consistenza (chiaro, no?)… possono (voleva dire possano) intervenire in un certo modo” (sic), cioè “gruppo di imprenditori che andassero(resuscitato il congiuntivo, benché imperfetto, troppa grazia) ad abbellire San Benedetto del Tronto”. “In ballo ci sono diverse situazioni… casse piangono, ma…” (testuale, dal sonoro, non i balloon dei cartoni animati).

          Con Tom & Jerry c’è pure il nuovo assessore all’urbanistica, l'avvocato che sa di urbanistica e di bellezza. La triade, gli altri non contano. Mentre gli imprenditori-costruttori aspettano fiduciosi fuorinell'attesa di essere scelti. Ovviamente, per ottimizzare la comunicazione con Tom & Jerry, avranno la precedenza quelli con problemi di alfabetizzazione e chi ha già fatto e continua a far bella San Benedetto. Guardarsi attorno per credere. Bisognerà solo “lubrificarli” meglio e in fretta, oh yesss!

          Contenti, cari votanti?

 

PGC - 7 novembre 2021

27/10/21

I TRIONFI


“…Così riportando il trionfo per la terza volta entrò in Roma e venne chiamato "secondo Romolo" come fosse egli stesso fondatore della patria."
(Eutropio, Breviarium ab Urba condita)
 
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San Benedetto T.,
 Anno Domini 2021
Bisogna risalire indietro fino ai fasti di Roma antica, per trovare Trionfi degni di quelli che il neo sindaco sambenedettese Spazzafumo ha tributato a sè stesso dopo la vittoria elettorale.
Preceduta da ludi circensi e porchettata propiziatoria [impossibile ahilui la seconda distribuzione alla plebe, dopo la vittoria, per la nota fuga in massa delle intelligenti suine], la proclamazione imperial/sindachese è stata improntata a sobrietà, misura, austerità; momenti topici: l’inginocchiamento del Nostro con bacio al pavimento della sala consiliare nella Civica Residenza – vedere per credere – e il trionfo celebrato su megapalco con undici pretoriani – insomma i sindaci del circondario – a fargli corona.
Vero è che in antico il Trionfo doveva essere approvato dal Senato, e richiesto dal generale glorioso fuori dal pomerium dell’Urbe sennò perdeva il diritto. Solo dopo poteva entrare dalla Porta Triumphalis e dare la stura ai festeggiamenti.

Quisquilie, oggi, naturalmente: in tempi di rispetto delle regole democratiche degno dello Stato libero di Bananas; di pennuti generalissimi a presidiare vaccini; di algidi uomini delle banche, ops della provvidenza, a governare senza essere eletti, di trionfi agli uni e agli altri tributati a prescindere, di candidature di pregiudicati alla massima carica dello Stato, chi vorrà negare a uno Spazzafumo qualsiasi il suo bravo trionfo in una sperduta provincetta dell’Impero, pur se non si è ancora coperto di glorie militari, se non ha combattuto campagne marcomanniche o sterminato i barbari in Pannonia?
 
Semmai destano perplessità il linguaggio e il tono della comunicazione da parte del miles gloriosus e dei suoi legionari: in particolare il lessico bellicista - “ora vogliamo prendere il Comune”, aveva detto - applicato al progetto di governo della città, l’idea di “vittoria” - scompostamente agitata come si fosse in guerra o in una gara sportiva - inappropriata a definire l’elezione ad una carica e ruolo gravosi e difficili, che dovrebbero far tremar le vene e i polsi al prescelto, anziché scatenare tripudi bacchici come quelli che si son visti.
 
Desta perplessità anche l’accorrere dei sindaci limitrofi a condividere l’autocelebrazione, le banalità e luoghi comuni prodotti in dosi industriali dal neo eletto, del genere “l’unione fa la forza” - apperò -  e “bisogna unirsi e pensare in grande”, e “non si può pensare al proprio orticello” e non dobbiamo essere sparpagliati (modello Pappagone/Peppino De Filippo col suo siamo vincoli o sparpagliati? ).
 
E visto che americanamente gravitiamo in zona-Halloween, la domanda del giorno è: che razza di zucche hanno ‘sti sindaci al posto della testa, per prestarsi a partecipare a simili narcisistici, autocelebrativi, inopportuni, scomposti Trionfi?

Sara Di Giuseppe - 27 ottobre 2021