Hanno
tutti lo spartito davanti. Ma mi domando “come” potrà essere
scritta la musica di questi quattro. Gli basta il solito pentagramma
e le note conosciute? Loro lì, serissimi, che neanche girano pagina,
e dire che i pezzi sono tutt’altro che brevi. E niente di
ripetitivo, ogni secondo cambia proprio tutto tutto! Sì, d’accordo,
roba da NEW YORK,
ho capito. Ma qui siamo in un piccolo, intimo teatro dell’ottocento
a ferro di cavallo, platea al minimo, ordini di palchi con spazi al
centimetro e da torcicollo, sipario di classico velluto rosso… Chi
te lo dà, a N.Y. E
pure noi tapini, una quarantina di maschi in tutto (ah, le
donne odiavano il jazz, non si capisce il motivo),
cosa c’entriamo con N.Y.
e questa sua musica quasi inconcepibile, difficile da seguire,
impossibile da “ricordare”?
