21/01/26

SICUREZZITE 2.0

Sicurezzite* ovvero l’ossessione della FALSA sicurezza: patologia ad alta contagiosità, diffusa nelle amministrazioni e nel ceto politico nazionali e locali.
La casistica è corposa e la sintomatologia assume forme a volte pittoresche: come anni fa nei nostri (piccoli e quieti) territori con l’istituzione - fortemente voluta da prefetti e sindaci su spinta del Minintern - dei “Gruppi di Controllo di Vicinato” (sic), una sorta di STASI de noantri con compiti di controllo e delazione su movimenti e comportamenti arbitrariamente ritenuti sospetti (del “vicinato”, appunto)**..
Potrebbe essere una barzelletta, pur se parecchio modesta. Non lo è: lo testimoniano i cartelli gialli ancora ben visibili ovunque coi rassicuranti disegnucci da terza elementare, che i posteri studieranno con curiosità da entomologi alle prese con insetti rari.

Quasi bei tempi: si poteva almeno ridere del sussiego con cui gli allora sindaci di San Benedetto, Grottammare, Cupra... - con il prefetto di Ascoli  - annunciavano orgogliosi la suddetta genialata e i giornalisti da riporto cantavano salivanti  il peana.

Ma erano già quelle, ahinoi, avvisaglie della grave malattia destinata a degenerare nel tempo come è puntualmente avvenuto. 
[Vedi la comparsa, in tanti nostri piccoli sonnolenti Comuni, dei Vigili Pistoleri… ma questa è un’altra storia]

  

Oggi la versione 2.0 della Sicurezzite avanza col vento in poppa in tutto il belpaese: efferati casi di cronaca sono utilizzati da governo e media (“imprenditori della paura” li ha definiti qualcuno) per legare le ovvie, necessarie azioni contro la microcriminalità all'approvazione tanto di norme liberticide e repressive del dissenso in piazza – e all'inasprimento di quelle già esistenti - quanto di provvedimenti di deterrenza sottratti al dibattito parlamentare, quanto di  arcigne disumananti politiche anti-immigrazione. 
Su queste ultime il sovranismo razzista celebra i suoi trionfi, nel disprezzo dei diritti umani e del diritto internazionale: così ecco il più facile rimpatrio dello straniero presuntamente sgradito verso paesi dove spesso troverà tortura e morte; ecco l’ampliamento dei Cpr; ecco la riduzione dei ricongiungimenti famigliari; ecco il taglio delle tutele ai minori non accompagnati. Eccetera.

 

Eccoli allora, a pioggia, questi temibili Pacchetti sicurezza: Decreti-Legge e Disegni di Legge il cui piglio autoritario e illiberale consegna il Paese alla condizione mortificante di  Stato Nazionale di Polizia, nella certezza che il volto arcigno della repressione poliziesca armata pagherà ampiamente in termini di ricaduta elettorale, dopo aver soffiato su ataviche paure e insicurezze. 

Saremo - ancor più di sempre - non cittadini ma sudditi, controllati da uno Stato autoritario di stampo trumpiano che da un lato legittima intimidazione e repressione contro il dissenso, dall’altro offre ampie tutele alle forze dell’ordine anche in caso di comportamenti criminosi nell’esercizio della propria funzione; che si illude di educare le nuove generazioni alla legalità prevedendo il carcere anche per minorenni, le multe per i genitori i cui figli delinquono, il daspo urbano e via così…

 

E ancora una volta la cattiva favola securitaria sarà stata la scorciatoia per affidare alle manette questioni sociali antiche e complesse, ignorate o snobbate e perciò irrisolte; ancora una volta la normalizzazione della forza come metodo di educazione, la negazione del diritto come pratica di governo ci avranno avvicinati, forse definitivamente consegnati, alla barbarie di ritorno. 

Sarà l’intera società a soccombere alle logiche disumananti e brutali dell’ignoranza e del potere.  
Ma sopraffatti dal fragore della propaganda e della menzogna ci accorgeremo appena della sconfitta.

 

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il mare a Cutro
ha spezzato un caicco
 
il mare di Cutro
ha un cemetero sulla battigia
 
il mare di Cutro 
ha ghirlande intrecciate di pianto
 
il mare di Cutro
ha una preghiera inchiodata nell’aria
 
il mare di Cutro
approda a tutte le rive del mondo.

 

(G.A. Dimarti in Il viatore, 2025)

 

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*mio copyright
 
Sara Di Giuseppe - 21 gennaio 2026

20/01/26

LA FINE DEL MONDO, L’ultima rivista di fumetti (N.0, 12/2025)*



Questo numero “zero” mi ha riacceso l’interesse che ho avuto da ragazzo per questo genere d’arte, grazie anche al titolo davvero efficace e dai diversi significati (ciascuno se li può dare una volta sfogliato).
 
Al tempo mi fornivo spesso in edicola di periodici, più facilmente di architettura e design… (le mie passioni si affinarono grazie a Domus, Interni, Ottagono, Lineagrafica, Modo e a volte Casamia). Ricordo che sul ‘fumetto’ si trovava e si pubblicava tantissimo. Erano fine anni ’70 inizi ’80… C’era l’imbarazzo della scelta, ma non sono mai riuscito ad appassionarmi a un autore, tranne al raffinatissimo e fantastico Moebius che trovavo su Totem e del quale ricordo ancora qualche tavola… Il genere ‘fantascienza’ mi ha sempre intrigato, seguito soprattutto attraverso il cinema. Ma torniamo a “La fine del mondo”, oggetto di queste brevi impressioni.

Tale numero (“zero” in editoria è il punto di partenza di un’idea, progetto da sviluppare o confermare poi con le successive uscite, o come prototipo per saggiare la riuscita o meno di un ‘numero’) l’ho acquistato su segnalazione dello stesso inventore: Maicol & Mirco, il nostro Michael Rocchetti. Lo stesso ci ha atteso, me ed altri appassionati, per autografarci le prime copie acquistate, proprio davanti all’edicola di via Manzoni. In cambio, si fa per dire, mi ha chiesto semplicemente una cosa: France’, fammi sapere che ne pensi.
Anche se un po’ in ritardo per quanto avrei voluto, eccomi qua: è un gioiello di linguaggi illustrati, un’antologia a episodi che parla del nostro tempo, distopico per quanto assurdo, fatta da ‘strisce’ graficamente ben organizzate con testi e inquadrature, schemi creativi dove i testi ruotano attorno alle figure o ‘tavole’ silenziose dove la parola è quasi assente e la fantasia e l’immaginazione del lettore sono chiamate a ricostruirne il senso. Le finestre immaginarie che si aprono sono svariate: un mondo cinico, meschinità, gli affetti, la vita quotidiana fatta di illusorie speranze, inganni, il richiamo all’Aldilà evocando Satana da una bambina di sei anni, Luisa… Quasi tutte queste storie proseguiranno nei prossimi numeri. La suspanse è assicurata.
 
Maicol è così riuscito a raccogliere in questo “zero” un folto gruppo di maestri dell’illustrazione parlante, del racconto per immagini, dell’arte popolare come lo è stata quella dei bassorilievi e degli affreschi medievali.

Questa invenzione editoriale (per me non un remake di qualcosa già visto dal punto di vista dei ‘segni’ e dei contenuti), abbinata al quotidiano Il Manifesto, uscirà mensilmente in edicola ad un costo veramente modesto… molto adatto persino alle mie tasche. Il prossimo e Primo Numero sarà in edicola mercoledì 28 gennaio.

Accenno ai contenuti citando solo 5 dei primi 13 autori presenti in questa uscita, a me familiari e dei quali, infine, c’è un’utilissima anche se breve biografia: Gipi, Zerocalcare, Maicol & Mirco, Bruno Bozzetto e Blu (quest’ultimo presenta una sola tavola che meriterebbe un 70x100, come per ‘scrutare’ un’opera di Bosch).
Se non è proprio La fine del mondo, sarà l’inizio di un altro.

* Formato 20,5x29, 68 pagine a colori, carta usomano, costo 4€
https://ilmanifesto.it/la-fine-del-mondo?mtm_campaign=fine-del-mondo&mtm_source=newsletter-totale&mtm_medium=brevo

Francesco Del Zompo - 20 gennaio 2026

14/01/26

IL CERVO [VESTITO] ELEGANTE


STEVE NEGRÓN

Dove il cervo sogna

A cura di Alex Urso


FIUTO ART SPACE    6.12 - 15.02  Ripatransone


 

      Stavolta, andare da FIUTO è come andare a teatro [in pochi alla volta, si capisce]. Ma non ti serve il biglietto, nè devi cercare il numero di una poltroncina rossa o del palchetto. Non devi faticare su per le scale del Mercantini. Senza palcoscenico né sipario, hai solo tre piccole pareti con una decina di quadretti (allineati come sempre con garbo) di scene ferme, silenziose, dentro paesaggi deformati ed essenziali. 

Potrebbero ricordarti le tavolette illustrate del Teatro Muto giapponese, ma qui le nude narrazioni di Steve Negrón sanno più di antico. Anzi di greco (di mitologia, di leggende, di storie…). Di letterario, come a teatro.

Esili sagome umane contemporanee “in abito serale”, o faunesche, come incise o incollate dopo, a quadro fatto. Hanno appena compiuto o subìto o visto qualcosa di tragico, e ora (si) guardano inespressive con sguardi schematici, inchiodate nel ralenti di scena. 

Ne vedi l’istante freddo, senza pentimento o sorpresa: ti sembra di essere nell’azione (come nell’attimo aereo di “sospensione” nel basket) o di assistervi vigile, non sai perché quel fatto era obbligatorio. 

Certo ne hai letto, ne hai sentito di quelle tragedie lì, eventi standard di vite borghesi, orrendi trionfi in malinconie cosmiche, nel classicheggiante circondario architettonico qui costituito da severe e ambigue quinte di palcoscenico, mute testimoni degli intrighi e dei delitti, dei fasti delle feste, dei giochi... 


Aria d’inquietante surrealismo: scarni paesaggi generatori di palette di colori, piante e alberi orfani dalle foglie contate, salici che piangerebbero comunque, vasche-piscine-fontane con mattonelle da albergo diurno, simil-chalet a baldacchini di colonne, e spiagge - si fa per dire - più per brindar cantando che per fare il bagno, tra metodiche risacche-merletto e atletiche onde marine da nuoto sincronizzato. Sotto cieli da rivestimento color tifone, in “albe stranianti” (Ferré) dai fantasmi avvolgenti dell’inconscio e tempietti greci incombenti dall’impossibile, dappertutto aleggia qualcosa di desafinadoper storie e magie più ermetiche di Ungaretti.

Ballano inquieti ma anche no: donne inutili e pompose come pavoni, figure magrissime di linee rette, fauni cerimoniosi attori nati. Hanno posizioni fisse ma geometriche, tengono i rimorsi a distanza, fanno gesti teatrali (forse convincenti), certamente declamano. 

Tutto in due dimensioni e basta - quasi come nei quadri di un Cimabue ancora bizantino, a Steve Negrón la terza dimensione non serve, e nemmeno la prospettiva. Queste due o tre storie metafisiche - i suoi simbolismi d’antan proiettati in moderne metamorfosi, le sue rivincite sulle convenzioni di cemento o fittizie, la sua cultura letteraria e ironica (che pensavo improbabile in un americano!) - meritano da FIUTO-theater una visita rallentata e attenta.

Per capire bene quando e Dove il cervo sogna, [vestito] elegante in equilibrio sui rami o a terra appena trafitto da una freccia.  

 

PGC - 13 gennaio 2026

 

04/01/26

C’è del genio, in Comune!

ovvero

Ripatransone: i Vigili pistoleri scappati con la cassa.

 


Ripatransone. Ultimi sviluppi nella saga dei Vigili pistoleri della Colonna Mobile Blu dell’Unione Montana dei Monti Azzurri (e Fata Turchina di complemento: per armonizzare la gamma cromatica, sapete).

Ingaggiati con contratto - or sono circa tre anni - dall’Amministrazione Comunale ripana per debellare il crimine in questa Gomorra picena a suon di multe per divieto di sosta e per eccesso di velocità, se n’era notata l’improvvisa scomparsa negli scorsi mesi. 

Molte le ipotesi sulle cause della sparizione (https://faxivostri.wordpress.com/2025/09/20/la-scomparsa-dei-vigili-pistoleri/) mentre l’inquietudine serpeggiava tra i cittadini, consapevoli che l’assenza dei vigili pistoleri - muniti di Beretta semiautomatica calibro 9 penzolante al fianco, più 2 caricatori e bomboletta spray di chissaché - avrebbe consegnato la città alla violenza, una sorta di Chicago degli anni ’20 e di Al Capone.

Sarà vero - ci s’interrogava in silenzio - che il Comune non ha rinnovato il contratto con la premiata Unione Montana dei Comuni dei Monti Azzurri di San Ginesio da Macerata? Perché allora in questi anni si sarebbe speso denaro pubblico in una simile costosa iniziativa poi morta lì?   

Ma ecco, sul finire dell'anno, il colpo di scena.

La minoranza in Comune afferma documentatamente – e interroga su questo sindaco e maggioranza – che il Consorzio, dopo aver incassato i paccuti proventi delle multe comminate in questi anni - mentula canis, il più delle volte - dai Vigili Pistoleri, ha finora “dimenticato” di versare al Comune di Ripatransone la quota a questo spettante: 170.000 (centosettantamila) euro circa.

Dopo di che, niente più Colonna Mobile Blu e Fata Turchina da ‘ste parti.

Si chiama scappare con la cassa.  

Non basta: i consiglieri affermano, pure,  che gli autovelox installati dagli eroi di cui sopra nemmeno erano omologati - almeno quello di Valtesino. Ergo, tutte le multe comminate in base ai rilevamenti di velocità forniti dagli stessi sono illecite

Dunque cittadini rapinati due volte: per i 170.000 euro non versati dall'Unione Montana eccetera al Comune ripano, e per le multe comminate dai Vigili della Colonna Blu e Fata Turchina sulla base di autovelox farlocchi, forse cinesi… 

Ce n'è d'avanzo per finire in cronaca nazionale. Saremo famosi.

[Degna cornice dell'edificante vicenda, l'utilizzo di risorse pubbliche nell’ingaggiare - provenienti da comuni lontani - vigili urbani armati a pagamento, in linea con la deriva securitaria e muscolare della fascistizzata politica nazionale]

Una certezza ci conforta, tuttavia: c’è del genio, in Comune. 

È un’eccellenza infatti, mica roba da tutti i giorni, un Comune che col suo sindaco e la sua maggioranza riesce a farsi rapinare, dalla Colonna Mobile Blu dell’Unione Montana dei Monti Azzurri e Fata Turchina, della quota dei proventi delle multe spettante per contratto; che, non contento del buon piazzamento nella corsa all'Oscar della dabbenaggine, nemmeno vigila che tali multe non provengano da sistemi di rilevamento farlocchi dei quali anzi sostiene la validità finchè non viene clamorosamente smentito dai fatti. 

Puro genio.

Che riesce pure a tacitare la stampa locale (senza sforzo: questa, lo sappiamo, si autosilenzia e si autocensura volentieri) secondo il noto sopire, troncare di manzoniana memoria*

Di fatto, dopo la prima fuggevole rivelazione sul Carlino passata in un battibaleno, sui giornali neanche più un rigo.

Neanche la civile osservazione - da giornalisti, ma figurati - che ben vengano multe se c’è pericolosa violazione di legge [specie per i tanti che ogni giorno sui nostri percorsi paesani si credono nel circuito automobilistico di Marina Bay Street di Singapore a 300km/h e, nei sorpassi in curva, sulla Singapore Sling del medesimo circuito]: e che però un Comune deve pure controllare - minimo sindacale di intelligenza richiesto -che le infrazioni siano rilevate con strumenti omologati. Sennò marameo

 

 

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Veda vostra paternità; son cose (…) da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo... si fa peggio. (…)  A voler trovarne il fondo (…) vengon fuori cent'altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire.

(A. Manzoni, I Promessi Sposi, cap.XIX)

 

Sara Di Giuseppe - 4 gennaio 2026