Sicurezzite* ovvero l’ossessione della FALSA sicurezza: patologia ad alta contagiosità, diffusa nelle amministrazioni e nel ceto politico nazionali e locali.
La casistica è corposa e la sintomatologia assume forme a volte pittoresche: come anni fa nei nostri (piccoli e quieti) territori con l’istituzione - fortemente voluta da prefetti e sindaci su spinta del Minintern - dei “Gruppi di Controllo di Vicinato” (sic), una sorta di STASI de noantri con compiti di controllo e delazione su movimenti e comportamenti arbitrariamente ritenuti sospetti (del “vicinato”, appunto)**..
Potrebbe essere una barzelletta, pur se parecchio modesta. Non lo è: lo testimoniano i cartelli gialli ancora ben visibili ovunque coi rassicuranti disegnucci da terza elementare, che i posteri studieranno con curiosità da entomologi alle prese con insetti rari.
Quasi bei tempi: si poteva almeno ridere del sussiego con cui gli allora sindaci di San Benedetto, Grottammare, Cupra... - con il prefetto di Ascoli - annunciavano orgogliosi la suddetta genialata e i giornalisti da riporto cantavano salivanti il peana.
Ma erano già quelle, ahinoi, avvisaglie della grave malattia destinata a degenerare nel tempo come è puntualmente avvenuto.
[Vedi la comparsa, in tanti nostri piccoli sonnolenti Comuni, dei Vigili Pistoleri… ma questa è un’altra storia]
Oggi la versione 2.0 della Sicurezzite avanza col vento in poppa in tutto il belpaese: efferati casi di cronaca sono utilizzati da governo e media (“imprenditori della paura” li ha definiti qualcuno) per legare le ovvie, necessarie azioni contro la microcriminalità all'approvazione tanto di norme liberticide e repressive del dissenso in piazza – e all'inasprimento di quelle già esistenti - quanto di provvedimenti di deterrenza sottratti al dibattito parlamentare, quanto di arcigne disumananti politiche anti-immigrazione.
Su queste ultime il sovranismo razzista celebra i suoi trionfi, nel disprezzo dei diritti umani e del diritto internazionale: così ecco il più facile rimpatrio dello straniero presuntamente sgradito verso paesi dove spesso troverà tortura e morte; ecco l’ampliamento dei Cpr; ecco la riduzione dei ricongiungimenti famigliari; ecco il taglio delle tutele ai minori non accompagnati. Eccetera.
Eccoli allora, a pioggia, questi temibili Pacchetti sicurezza: Decreti-Legge e Disegni di Legge il cui piglio autoritario e illiberale consegna il Paese alla condizione mortificante di Stato Nazionale di Polizia, nella certezza che il volto arcigno della repressione poliziesca armata pagherà ampiamente in termini di ricaduta elettorale, dopo aver soffiato su ataviche paure e insicurezze.
Saremo - ancor più di sempre - non cittadini ma sudditi, controllati da uno Stato autoritario di stampo trumpiano che da un lato legittima intimidazione e repressione contro il dissenso, dall’altro offre ampie tutele alle forze dell’ordine anche in caso di comportamenti criminosi nell’esercizio della propria funzione; che si illude di educare le nuove generazioni alla legalità prevedendo il carcere anche per minorenni, le multe per i genitori i cui figli delinquono, il daspo urbano e via così…
E ancora una volta la cattiva favola securitaria sarà stata la scorciatoia per affidare alle manette questioni sociali antiche e complesse, ignorate o snobbate e perciò irrisolte; ancora una volta la normalizzazione della forza come metodo di educazione, la negazione del diritto come pratica di governo ci avranno avvicinati, forse definitivamente consegnati, alla barbarie di ritorno.
Sarà l’intera società a soccombere alle logiche disumananti e brutali dell’ignoranza e del potere.
Ma sopraffatti dal fragore della propaganda e della menzogna ci accorgeremo appena della sconfitta.
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il mare a Cutro
ha spezzato un caicco
il mare di Cutro
ha un cemetero sulla battigia
il mare di Cutro
ha ghirlande intrecciate di pianto
il mare di Cutro
ha una preghiera inchiodata nell’aria
il mare di Cutro
approda a tutte le rive del mondo.
(G.A. Dimarti in Il viatore, 2025)
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*mio copyright
Sara Di Giuseppe - 21 gennaio 2026
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