venerdì 20 aprile 2018

Sognando la profezia del terzo candidato


Il Magnifico Messere de lo contado de Arquata e la sua Corte dei Miracoli si struggono e si rivoltano negli spasmi perché il loro "regnetto" non è più bello come prima, perché una volta c'era chi lo curava ed amava e non erano decine di ditte forestiere messe lì e pagate dallo Stato, erano quelli che lo abitavano e lo lavoravano: contadini, allevatori, boscaioli, tartufai, cercatori di funghi. Buona parte dei paesi non sono stati demoliti, figuriamoci se si parla di ricostruirli, perché non ci sono soldi... ovvero ci sono ma non per tutti. I pochi cittadini tornati dall'esilio dorato della costa e che non sono emigrati altrove, sono collegati al resto del mondo attraverso connessioni private costosissime. Gli abitanti dei villaggi SAE sono diventati a loro spese anacoreti digitali, dediti all'ego surfing ed allo spamming di emozioni su una soffice nuvola di bite. Oggi abbiamo nonnine 2.0 che vivono in paesi deserti ma ipercablati che fanno la spesa alimentare on-line e si fanno visitare a distanza sul profilo facebook dal medico condotto e se si sentono sole possono fare chatting dei pettegolezzi sui social. Non voglio neanche immaginare cosa succederà quando si tornerà in campagna elettorale con le solite interfacce dei due candidati già predestinati per regole di successione ereditaria che batteranno le "piazze virtuali" alla ricerca di followers e like, promettendo app a gogò per qualsiasi bisogno. E se qualcuno si sveglia... e se ci fosse un terzo incomodo, uno capace di collegarsi in video-conferenza con il Governo Centrale, uno capace di usare il suo cervello e fare di testa sua. Uno che decide che prima di tutto vengono i cittadini, che sono i veri padroni del territorio e che hanno bisogno di soldi per vivere, di case nuove, di chiese, di lavoro. Così questa mente illuminata istituirà il V.I.P., ovvero il Vitalizio Post-Sismico. Un modesto ma dignitoso assegno mensile riservato al 60% dei cittadini senza lavoro, ai precari ed ai pensionati con la minima, a chi è emigrato invitandoli a tornare nei paesi sempre più deserti. Ed ecco che i cittadini ormai in stato confusionale, semi-alcolizzati e sull'orlo del suicidio che hanno scambiato una ricostruzione edilizia con una palingenesi dell'uomo e dell'abitare in "puffilandie" di legno truciolato, avere come unico obbligo per ottenere il VIP quello di fare una cosa bella ed utile per i paesi, a piacere e senza fretta. Il VIP funzionerà. Tornati alla realtà reale, liberi di fare altrove lavori inutili e mal pagati i cittadini arquatani asseconderanno le loro passioni. Le stradine terremotate dei paesi si riempiranno di musicisti e poeti, artigiani, arrotini, ombrellai, giocattolai, ricamatrici. Nelle piazze deserte impazzeranno tornei di calcetto tra scapoli ed ammogliati con le panchine vuote piene di vecchi e giovani spettatori ciarlieri. Gli ex-assessori ripareranno buche ed aggiusteranno fontanelle senza chiedere voto di scambio. Riapriranno le vecchie cantine e le osterie e non si berrà solo per rendere gli altri più interessanti o per dimenticare di pagare il conto. I paesi si riempiranno di orti, ritorneranno ad essere coltivati anche i pascoli di montagna con campi di grano e di patate come una volta. Nasceranno anche due o tre "banche del tempo perso" per darsi una mano nei momenti del dolce far niente. Chi è ricco e garantito, escluso dal VIP, e che un po' rosicherà presto ci ripenserà perché l'economia tornerà a girare ed i negozianti faranno affari. Arquata del Tronto diventerà un caso mondiale, accoreranno migliaia di turisti, stavolta non per fotografare macerie ma volti sorridenti in uno strano territorio dove l'amore è di casa. Certo ci saranno ancora i pingui burocrati oziosi, ma non avranno sensi di colpa e chi continuerà a rubare sarà anch'esso meno povero. Finirà il rinchiudersi dentro, l'arroccarsi nell'egoismo e nell'indifferenza perché bisognerà rifare solo luoghi veri in cui accade la vita. Il terzo candidato deciderà che è arrivato il momento di ricostruire, riapparirà il popolo delle carriole, delle pale, delle cazzuole, delle betoniere. A centinaia si offriranno volontari nei cantieri "veri" da ogni parte del mondo. Fioccheranno di nuovo donazioni a gogò perché Arquata del Tronto sarà diventata la speranza di una nuova era dell'umanità. Man mano il progetto SAE verrà smontato e rivenduto ai paesi poveri, tutto viene riciclato per contenere i costi. Casa dopo casa, piazza dopo piazza, fontana dopo fontana, chiesa dopo chiesa i paesi verranno ricostruiti con entusiasmo e grande lena. A quel punto il terzo candidato si dimetterà da sindaco, tornerà a vivere libero tra le sue montagne ed i paesini finalmente piene di gitanti ed escursionisti e odori di buona cucina. Oddio che strano sogno ho fatto stanotte!

Vittorio Camacci - 19 aprile 2018


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