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29/02/24

“CARICHE di ALLEGGERIMENTO”, ovvero CARICHE di APPESANTIMENTO

 

 

     La “CELERE” – la chiamo così con irresponsabile affetto per vecchi ricordi – ha appena compiuto in diverse città svariate cariche di alleggerimento” a suon di manganellate (più calci, pugni, botte e colpi di scudo come contorno) contro gruppetti di studenti inermi - alcuni minorenni - che a mani nude e senza far danni, senza ribaltare auto, sfondare vetrine o appiccare incendi, manifestavano esprimendo le loro idee contro le guerre. “Senza autorizzazioni” certo, ma la Carta lo consente. Manganellate toste che hanno causato feriti, fatto piangere pure Vecchioni e lasciato nella saggia indifferenza i più.

“Cariche di alleggerimento”. Stravolgendo - come sempre - per inguaribile ignoranza la lingua italiana, Polizia di Stato, Carabinieri, Ministri e Governo compatto, così le definiscono nel fosco e dissestato gergo di caserma, essendo per loro il manganello un corpo leggero, un peso-piuma, una paterna carezza, un amichevole invito a tornartene a casa o da dove sei venuto. Giusto quindi caricar manganellando. Sarebbe caricare a cuor leggero. Dopo si spara.

Come dire Viva la leggerezza. Però, sottovoce, vi confido una notizia clamorosa:

     Un’università russa (che per ora non posso nominare essendo vincolato da un contratto pubblicitario segreto che potrei definire “Promozione dell’uso democratico del manganello”) ha fatto studi approfonditi sui manganelli italiani manganellando in diverse modalità studenti e operai (cavie volontarie, ovvio, che s’ha dda fa’ pe’ campa’). Esperimenti che saranno pubblicati su una prestigiosa rivista scientifica di cui per ora non posso fare il nome, ma che a breve si potrà trovare nelle migliori edicole e farmacie. Nelle caserme no. Garantendo che la mia fonte – “ACQUAVIVA KGB” (nome d’arte) - è solitamente ben informata, ecco i dati sperimentali carpiti con l’astuzia e con l’inganno: si può già verificarli in proprio manganellando ad arte familiari e amici. Peccato che il manganello non sia in libera vendita, si deve rubarlo da quelle auto là, sta nel bagagliaio o sotto al sedile o pende dallo specchietto come un rosario. Ecco i dati salienti dello studio: 


-  Un manganello delle Forze dell’Ordine (due le misure: L, XL) in sé pesa poco, non è rigido ed è comodo senza essere pericoloso: non spara da solo. Appoggiandolo al cranio non fa niente, massimo ti spettina un po’.


-  Ma se ti arriva un colpetto, magari due, a bassa intensità, già con una “corsa” di massimo 8 cm. comincia a dar fastidio: pesa come 1-1,5 kg. Tu pensi ad uno scherzo, gli dici di smettere, e basta! e lasciame sta!


-  Però quello niente, non sente, continua. La “corsa” del mattarello adesso è di 12- 13 cm., la velocità di caduta 35 km/h. Bottarella niente male, se è una. Ma non è una. Te la puoi cavare con qualche bozzo.


-   Con “corsa” circa 20 cm e velocità 55km/h - mentre quello che mena compiaciuto ci prende gusto - è come se fossi colpito da cazzotti pesanti 5 chili, ripetuti. Ahò, scappa se puoi, la faccenda si mette male.


-   “Corsa” 25-40 cm, velocità 65-70-75 km/h, raffiche a ripetizione di 4-6-8 colpi. Sono cazzotti di oltre 10 chili ciascuno. Ti manca la forza di scappare, cerchi invano di ripararti con le mani, cadi a terra. Sei circondato, trascinato, colpito pure con calci e scudi di plastica durissimi. Sei dolorante, ferito, trascinato come un sacco di patate. Manganellate continue da ogni parte con fascistica rapidità. Forse muori. Andrai sui giornali.

   

     Queste, le cosiddette “cariche di alleggerimento” coi manganelli che ordinava pure il Capo della Polizia Manganelli (un nome, un destino) buonanima. Anche per rispetto dell’intelligenza nostra e altrui, non sarà il caso di chiamarle CARICHE di APPESANTIMENTO?

 

PGC - 28 febbraio 2024

 

20/09/21

TELEFONO AZZURRO

“E pensare che una volta c’era il pensiero”
(Giorgio Gaber, Il signor G)

 
 
Se fossi fanciulla/fanciullo in età scolare - "essere fluido" quanto al genere, nel lessico salviniano - mi attaccherei al Telefono Azzurro.

Chiederei aiuto e protezione contro i messaggi augurali che si riversano a lenzuolate sugli studenti "di ogni ordine e grado" alla ripresa dell'anno scolastico
Messaggi di sindaci e sindache, assessori e assessore comunali e regionali, vescovi e sacerdoti, Presidente della Repubblica e ministro-ectoplasma dell'Istruzione. E certo di altri autorevoli esponenti che dimentico: presidenti di bocciofile, di assemblee condominiali e di circoli degli scacchi, di club cacciaepesca e di enti per la  protezione delle vongole veraci ecc.
 
È stalking, praticamente. 
 
[A Grottammare il sindaco ne invia perfino due - audio messaggio con cornice musicale, e video messaggio fessbuc - che la libera stampa locale tambureggia a servilismo unificato].
 
Superchiacchiere in fotocopia, identiche spesso nelle parole, sempre nella struttura argomentativa, senza lampi di originalità e senza, soprattutto, sincerità.
 
Apertura quasi sempre con quello stucchevole "Carissimi…” (che passi se rivolto a giovani virgulti suscitatori di materne/paterne tenerezze, ma suona ridicolo se rivolto a "tutti i lavoratori della scuola, personale ATA ecc.") cui seguono: la pandemia, i sacrifici, l’auspicato ritorno “sui banchi”, il “notevole sforzo” e le “rilevanti risorse messe in campo”, la "bellezza e poesia del tornare insieme… ma molto c’è ancora da fare”; e infine gli auguri, che per il versante ecclesiastico includono la celeste benedizione.
 
Supercazzole uniformi come tristi divise da caserma, retoriche all’ingrosso che avrebbero del comico se non fossero indici di un drammatico scollamento dal reale.

- Perchè il secondo anno scolastico pandemico inizia con ben poche delle criticità del sistema scolastico - trasporti, edilizia, spazi, classi, docenti, strategie di contenimento e controllo - affrontate seriamente e ancor meno risolte, checché ne farnetichino i proclami istituzionali ad ogni livello.

- Perché le immagini della realtà intorno e quelle che informazione e media ci ammanniscono quotidianamente come normali, accettabili o perfino motivo di vanto, sono quelle di un pianeta scolastico fatto innanzi tutto di schifezze edilizie e orrori cementizi - realtà cittadine, non (solo) periferie o remoti paeselli - di raro squallore all’esterno inospitali all’interno; “contenitori” che sono insulti al senso estetico, alla cultura ambientale, alla funzionalità, alla razionalità, alla creatività, al decoro. 
In questo habitat le nuove generazioni dovrebbero, e chissà come, educarsi alla bellezza e alla civiltà.
Gli edifici scolastici dignitosi e quelli di pregio storico sono fortunate eccezioni spesso condannate da incapacità, mala amministrazione e malaffare, a fallimentari lavori in corso e ad inagibilità che durano infiniti.

- Perché la nostra scuola è costantemente agli ultimi gradini delle graduatorie mondiali. E lo è per la fondamentale ragione che
nel nostro paese essa è sempre stata ultima nell'interesse del ceto politico e di quello dirigente, dell’economia, della cultura, della stampa, dell'informazione tutta: di quelli - tutti costoro - che se ne servono per pura propaganda e ne sfruttano mediaticamente e politicamente i momenti “topici”; che ad ogni inizio d’anno scolastico tolgono dai bauli, senza neanche la decenza di spolverarla, la tarlata retorica di cui siamo maestri da millenni;  che strumentalizzano - oggi - il rientro in classe come segno di una ritrovata normalità ancora lontana e della quale si attribuiscono l’inesistente merito.
 
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“Sulla base dei risultati dell’indagine PISA ci collochiamo in fondo alla graduatoria OCSE in tutte e tre le materie oggetto di quell’indagine (comprensione di ciò che si legge, matematica e scienze). Per quanto riguarda l’università le cose vanno, se possibile, ancora peggio”. [Fonte PISA 2018]
(Prof. Giancarlo Lizzeri, economista, in: Lo status sociale degli insegnanti, 2021)
 

Sara Di Giuseppe - 18 settembre 2021