26/12/25

SCIABOLETTA

 

 il mondo non va sempre avanti, spesso torna indietro (…) ma quando torna indietro in codesto modo, dobbiamo aspettarci solo un tragico carnevale.

 

(Alberto Asor Rosa, La guerra - Sulle forme attuali della convivenza umana, Einaudi 2002)

 

 

 

Non difetta di doti acrobatiche, la ragazza. Per lo meno verbali. A giudicare dall’ispirato discorso che la Fratelladitaglia - in visita al Comando Operativo del Vertice Interforze - ha pronunciato per salutare in video conferenza i contingenti militari italiani impegnati all’estero in operazioni internazionali. Contorsionismi semantici, equilibrismi (il)logici, salti carpiati con doppio avvitamento argomentativo le figure più audaci esibite nella cornice dell’imperdibile evento. 

Di più spettacolari solo le inutili Frecce Tricolori.

Non ho mai accettato la narrazione di chi contrappone l’idea del pacifismo alle forze armate” poiché - è il ragionamento (oddio, ragionamento…) - la pace va ricercata ad ogni costo “da chi più di ogni altro conosce la guerra e per questo è preparato a fronteggiarla”.

Apperò. E noi tapini a pensare che proprio le armi e chi le usa preparino la guerra, che storicamente ovunque si siano ammassate armi queste sono state poi usate. Eravamo proprio fuori rotta, diamine.

Seguendo il rigore logico di tesi che neanche il bravo Machiavelli Niccolò, arriva inesorabile come Sanremo l’immarcescibile Si vis pacem para bellum. 

E qui capiamoci bene, dice l’acrobatica fanciulla in armi: guardiamoci dal pensare che sia un’espressione bellicista. Quando mai. È piuttosto un’espressione pragmatica a significare che “solo una forza militare credibile allontana la guerra”. 

Perbacco, questa ragazza sa il fatto suo!

E noi a pensar male, nello sciocco pregiudizio che logiche belliciste preludano sempre e soltanto alle guerre, mai alla pace; che chi produce armi abbia interesse a venderle sennò che le produce a fare e chi le compra sia incline a usarle e, garantito, le userà sennò che le compra a fare…

  

Ecco dunque perchè l’Italia “è ascoltata nel mondo” - prosegue con stringente ragionamento (oddio ragionamento…) - “perché è una nazione forte”. Ben detto. È appena un dettaglio che il morbo infuria perché non riusciamo a curarci e il pan ci manca perché sbarcare il lunario è più eroico dello sbarco dei Mille a Marsala: la consapevolezza di essere una nazione con gli arsenali traboccanti di armi ci curerà e ci sfamerà.

 

E quale emozione, signori miei, nel vedere la pulzella guerriera circondata da valorosi uomini d’armi, in sì folta schiera che neanche Beatrice tra gli angeli e i santi nell’Empireo, e solo per indisponibilità di apposita taglia XXS la Nostra non ha potuto indossarla anch’ella, la fiammante mimetica. 

Gliela si sarebbe dovuta confezionare su misura e forse non c’è stato tempo. 


Andò meglio al Savoia terzo re (ahinoi) d’Italia che a lui sì, riuscirono a procurare una sciabola su misura per i suoi 153 centimetri di statura perchè non strisciasse per terra (la sciabola): donde il grazioso appellativo di Sciaboletta. 

 

Quisquilie, signori miei. La giovane Sciaboletta ha ben altro per la testa che preoccuparsi di mimetiche su misura. Infatti, come scrivono i giornaloni governativi – senz’ombra di servilismo mentre con la mano libera incassano i contributi statali già lauti e ora perfino aumentati - la fratelladitaglia “è centrale nella politica internazionale e nella diplomazia”. Mecojoni.

 

Centralità condivisa pari merito col presidente Mattarella-firmatutto-firmafacile, il quale ci ha testè ricordato, per beneaugurarci un radioso futuro, che la spesa per armarsi "pur se impopolare" è però “necessaria e giusta”: così legittimando politicamente - immemore dell’articolo 11 di quella Costituzione di cui è il garante - la follia della corsa agli armamenti. E collocandosi lungo la traiettoria bellicista che dal miles gloriosus Crosetto esperto piazzista di armi va alla Fratelladitaglia in elmetto, passando per i decerebrati repellenti guerrafondai ai vertici dell’Unione Europea. 


Ebbravo Mattarella: dovrebbe anche lui indossare una mimetica da guerra per meglio partecipare, così addobbato, al “tragico carnevale”.

 

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La guerra, infatti, può restare circoscritta quanto alla localizzazione del conflitto (…). Ma assurge a significanza mondiale in quanto gli effetti che ne conseguono investono tutti, e a nessuno è consentito sottrarvisi. Se, infatti, ci si sottrae, si entra nella schiera dei reprobi (…). Il minimo che sia permesso è mandare consistenti contributi in denaro: pagare, come nel Medioevo, per la propria assenza dal campo di battaglia”.

 

(Alberto Asor Rosa, ibidem)

 

Sara Di Giuseppe - 26 dicembre 2025

20/12/25

La fontana rapita*

E’ andata proprio così. Sembra sparita, la nostra bella Fontana della Rotonda Giorgini dei mitici Rotunderos: non la si vede più, l’hanno nascosta, oscurata, svenduta, rapita. Proprio lei, quella splendida fontana novecentesca - l’ultima perla architettonica sambenedettese di cui forse andar ancora orgogliosi - concepita e disegnata negli anni ’30, assieme al primo lungomare, dall’ing. Luigi Onorati-sempre-sia-lodato: in stile razionalista/balnear/fascista, vagamente Liberty/Art Nouveau, ispirata alla celebre fontana barocca del Pantheon (1575) di Giacomo Della Porta. 

L’hanno proprio conciata per le feste, letteralmente affogandola dentro una tonda e tonta pista di pattinaggio su ghiaccio (finto) al plasticoso sapore di Lego.

 

      Se la rapivano come la famosa secchia bolognese le facevano meno male, povera fontana.

      All’acrobatico zampillo centrale hanno tagliato l’acqua, pare segato, fa pena. Nelle curvilinee aiuole secche circostanti hanno conficcato 3 tralicci zincati con pinzati altrettanti accecanti fari rossi; e tutt’intorno transenne, barriere anti-caduta, invalicabili pannelli pubblicitari (dai sapori immobiliar-bancari-automobilistici, perfino istituzionali!); e quindi gazebo mangerecci, mercatini di luccicosa cineseggiante paccottiglia, un minaccioso palco per grandi eventi (!) sotto le palme vecchie e stanche, e poi musica da rimbambimento magari per meglio schiantarsi sul ghiaccio: come somari sfiniti però “a tempo”, frustati da nenie natalizie e strilli di microfoni tatuati. [tranquillo, se ti fai male ti agguanterà - forse senza farti male - qualcuno/a dalla scioccante divisa fluorescente taglia XXXXL]

Posto che il “rapimento di fontana” è già di suo un delitto, c’è (se possibile) di peggio: ed è questa storica Rotonda ridotta a cafone scenario di ridicola olimpiade invernale (senza neve e con ghiaccio fesso - come a Milano) e a succursale di mercato. 

Invece tutti contenti, ovvio, tutti clienti, tutti danzanti, tutti festeggianti. Ormai abituati a tutto, finiremo per considerare questa funebre faccenda di una fontana storica saccheggiata e “rapita” - che mai diventerà “poema eroicomico” - un evento di alto profilo social-culturale, volto a incentivare gli sport invernali della Sibilla e ad allevare depensanti piccoli Sinner marchigiani con AI e pattini da ghiaccio.

 

     Lobotomizzati tutti? Perfino le pensose associazioni - dal Circolo dei Sambenedettesi in giù - sempre vigili e attente al decoro, ai monumenti, ai sani costumi e all’ambiente: hanno scelto la tanatosi? perché non fiatano? Perché quelli del Circolo non fanno rintoccare (12 volte come i 12 canti de “La secchia rapita”) lu Campanò? Non scampanii di guerra come quelli che accompagnarono l’annosa contesa della secchia rapita tra Bologna e Modena si capisce, ma di protesta, di rabbia, di sdegno. 

Campa cavallo, finirà tutto con una silenziosa bevuta di cedrata Tassoni… E buonanotte al secchio, ops, alla fontana!

PGC - 20 dicembre 2025

11/12/25

Quando il fascio chiama

ovvero
 Voglio andare ad Atreju
 
 
Alla fine il Partito avrebbe annunciato che due più due fa cinque e tu avresti dovuto crederlo
(G.Orwell, “1984”)


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Alla festa di Atreju - ovvero dei Fratelliditaglia - al Mausoleo di Adriano  (Castel Sant'Angelo) una pletora d’invitati ha risposto in massa come un sol uomo (e come una volta…): “Presente!”.

 

Bizzarrie di questo tempo cupo e confuso. Si diserta – e a ragione – l'editrice che pubblica apologie di fascio e nazi ed equipollenti e poi si va tutti insieme fischiettando alla fascio-festona romana.

Col risultato che la fetente casa editrice vende tutti i libri in un amen, che quando le ricapita. E anche, in quantità industriali, stemmi e gadget nazisti. Un regalone di pubblicità le hanno fatto. 

E insomma ad Atreju ci sono andati e ci andranno proprio tutti tutti, cosicché vien voglia pure a me, di andarci. Per vedere l'effetto che fa. 

Politici e comici, politici comici, ministri e cantanti, attori e presentatori, religiosi (per la necessaria consacrazione): uno spettacolo, meglio che alla Scala milanese per Lady Macbeth di Šostakovič, meno gioielli e facce da sberle e più caciottardo aroma di salsicce.

Povero Publio Elio Adriano, imperatore illuminato e letterato ed esteta. Animula vagula blandula, ci avresti creduto, se te l'avessero detto, che il tuo Mausoleo avrebbe fatto da cornice a tutto questo? No eh? 

Nemmeno, scommetto, che delle due sale destinate alle conferenze, una potesse chiamarsi - liberi di non crederci - "Sala Giustizia giusta"? 

Che avresti ospitato un Donzelli, un Tajani, un La Russa… ”Dai, non scherziamo” avresti detto incredulo… Tu che Humanitas, Felicitas, Libertas avevi fatto incidere sulle monete del tuo impero.

Ci avresti creduto, tu che ti sentivi responsabile della bellezza del mondo* che dai tuoi giardini e dalla solennità profonda del tuo monumento funebre si sarebbero levati fumi di pizzette, cori natalizi, vocii di pista di pattinaggio e di villaggio natalizio formato famiglie?

Ma questo è il contorno, mi dico, non fermiamoci alle apparenze, perché in realtà in quelle sale – specialmente in quella “Giustizia giusta” – è di temi paccutissimi che si dibatterà, come dubitarne?
Per esempio di come i tre anni di governo fratellitaliota abbiano reso fin qui l’Italia più bella e più grande che pria; e di come i patrioti al governo lottino duramente contro i complotti dei magistrati, dei comunisti, degli invidiosi, dei menagramo, di Nonna Papera, della Bandabassotti, del Commissario Basettoni (ma no, non Giuli, che avete capito)...

 

Soprattutto si parlerà di come continuare a rendere l’Italia più forte e più armata contro il nemico.
Nemico quale? Forse i migranti? Oddio sì, anche quelli, che ci rubano il lavoro e stuprano le nostre donne. Ma soprattutto quegli altri, i feroci russi che mangiano i bambini a colazione: per difenderci dal mortale pericolo che incombe sul nostro shopping natalizio compreremo armi e sempre più armi dall’America. 
Ce le mandano in offerta speciale col gas, a prezzo doppio-triplo… Lo dice Crosetto, e Crosetto è androide d’onore - in formato quasi antropomorfo - e lui sì che se ne intende. Prima di fare il ministro  - della Guerra - faceva il piazzista di armi, adesso le compra lui direttamente, per conto nostro e coi soldi nostri. Fortunati che siamo! 

 

Ci garantiremo la sicurezza dagli spietati aggressori con appena qualche piccolo doveroso sacrificio, qualche modesta rinuncia: chessò, al diritto alla salute, all’istruzione, a un reddito dignitoso, alla qualità della vita insomma. In compenso ci renderà orgogliosi che figli e nipoti possano coprirsi di gloria sui campi di battaglia, sempre che non ci lascino le budella ma in quel caso la medaglia o il monumento non glielo si negherà di certo.     

 

D'altronde è l'Europa di Van der Truppen a sonagli e Spiritata Kallas che ce lo chiede, e tutta l'informazione nostrana raccoglie e rilancia: quella televisiva e quasi tutta la stampa, gli opinionisti d’assalto e da salotto, i guerrafondai sgarrupati e quelli imbretellati acculturati con l'erre moscia, quelli che dirigono istituti di nonsisache e che lo stipendio glielo pagano le lobbies delle armi tipo Leonardo. 

 

E per i nostri (pochi) giovani ci sarà la leva volontaria - che è un ossimoro, ma tanto quelli non sanno cos'è -  perché è necessario e urgente abituarsi al principio che dulce et decorum est pro patria mori: non è per questo che ovunque si celebrano e autocelebrano le Forze Armate, si fanno corsi di sensibilizzazione e militarizzazione nelle scuole a partire dall’asilo?

Per le proteste, poi, ci sono sempre i manganelli e i teaser. L’olio di ricino è obsoleto.

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“...Mi piaceva infine che questa stesse parole, Umanità, Felicità, Libertà non fossero ancora avvilite da tante applicazioni ridicole”
(M.Yourcenar, Memorie di Adriano, 1951) 

 

*ibidem

 Sara Di Giuseppe - 10 dicembre 2025