venerdì 6 luglio 2018

La 'fragilità' nell'arte di Giuseppe Piscopo

Un artista deve trovare le sue strade per esprimersi, per sviluppare il suo talento e la sua arte. Giuseppe Piscopo è da quando lo conosciamo che ha diligentemente e caparbiamente intrapreso il suo sentiero, di certo non facile e poco battuto. Ma si sa, i talenti hanno bisogno di tante cose oltre la loro fatica e il loro convinto perseverare per avere una giusta 'vetrina' che accolga il proprio lavoro. A volte si diventa ossessionati e ripetitivi pur di far valere la propria ricerca artistica, e in altre ci si scontra con il mercato che emarginalizza sia il contenuto che la forma a vantaggio del glifo applicato in basso a destra di un'opera. Ma Giuseppe, come il suo antenato illustre, è un cesellatore e scultore di idee, fatte di pazienza e laboriosa pratica e grazie al suo avanzato gusto per l'ironia, mista a un grande senso dell'umorismo (campo in cui è un Grande maestro), lui continua a sperimentare e concretizzare idee sempre più narranti di sogni e speranze.

Piscopo, pur avendo avuto numerose e qualificate partecipazioni ad eventi - dove viene costantemente riconosciuta la sua creatività con premi e segnalazioni - si è pure dovuto affidare al Caso e/o al 'buon occhio' di alcuni per sperare in uno squillo polifonico dello smartphone, preceduto da qualche riga digitale: "Carissimo, ci interessa molto la sua arte. Perché…?" *

La sua costante e insuperabile poetica si esprime da sempre con e nella 'fragilità' del materiale usato. Un magnifico e sporco cartone e sottogrammature di cellulosa, sempre rigorosamente riciclata, che plasma come creta per un vasaio. Le sue 'catene', arrotolando fogli e fogli come fibre di canapa, si spezzano o racchiudono forme pesanti come cuscini d'aria pura, guidano cavalli a dondolo che escono dal Don Chisciotte o si spargono come cenere dal Vulcano, magnifico suo brand e minaccioso vicino di Casa.

Per conoscere meglio lui e le sue opere, non si può prescindere dal suo blog e le sue numerosissime collaborazioni per la rivista d'arte e fatti culturali UT.

Ora una news che lo riguarda, un po' abbreviata nel contenuto, ma riportante la sua partecipazione, su invito, a quest'ultimo evento in Slovenia, in cui il suo materiale artistico non poteva mancare a giudicare dal titolo: Fragile.

Un nome su tutti, per capire l'importanza della collettiva: Ai Weiwei, ma è solo una questione di ordine alfabetico ;-)

* (…) "Alla Galleria Miheliceva di Ptuj con la mostra FRAGILE_MEMORIA CONFLITTO UOMO, andranno in scena gli interventi personali di Silvia Camporesi, Paolo Ciregia e Mustafa Sabbagh, tre autori che utilizzando il mezzo fotografico pongono riflessioni sul tema delle fragilità con la curatela di Carlo Sala, studioso delle mutazioni della fotografia contemporanea.

FRAGILE è la mostra internazionale collettiva curata da Marika Vicari e Jernej Forbici al Monastero Dominicano (Festival Art-Stays, Ptuj, Slovenia, 6-13 luglio 2018). Per la prima volta le installazioni, sculture e video di Ai Weiwei, Banu Cennetoğlu, Polona Demšar, Federica Ferzoco, Maria Teresa Gonzalez Ramirez, Masbedo, Mladen Miljanović, Andrea Morruchio, Boštjan Novak, Artsiom Parchynski, Giuseppe Piscopo, Patrizia Polese, Santiago Sierra, Rósa Sigrún, Andrea Tagliapietra, Alice Zanin e dialogheranno tra loro sulla fragilità dell'arte, della materia, dell'uomo, delle sue relazioni e del nostro futuro."


Francesco del Zompo - 6 luglio 2018


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