domenica 15 aprile 2018

Palco esaurito

Ciclo sinfonico 2018

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n.9 in re min. op.125 per soli, coro e orchestra

Orchestra Sinfonica Abruzzese

Coro V. Basso di Ascoli Piceno Coro Accademia di Pescara
Coro Conservatorio A.Casella, LAquila
Corale Novantanove, LAquila Schola Cantorum S.Sisto, LAquila

Direttore e maestro concertatore Pasquale Veleno
soprano Li Keng 
tenore Riccardo della Sciucca 
mezzosoprano Daniela Nineva    
baritono David Maria Gentile


Ascoli Piceno - Teatro Ventidio Basso     
12 aprile 2018  h21                                                                
Società Filarmonica Ascolana


Palco esaurito

       È il palco del Ventidio Basso, occupato in ogni centimetro quadrato dalla poderosa orchestra, dai cinque cori, dai quattro solisti. E dà i brividi il respiro divino di questa musica, mentre il pensiero va a quellesecuzione del 1989 a Berlino, che festeggiò la caduta del muro (e Bernstein che la diresse sostituì Freude, Gioia, con Freiheit, Libertà): perché lEuropa che nell’’86 fece suo lo schilleriano Inno alla Gioia del Quarto Movimento, è oggi larcigna Europa dei muri, pavido fantasma in decomposizione, digrignante coi deboli belante coi forti, che nulla ha imparato dalla feroce lezione della Storia.

       Meglio dunque abbandonarsi al puro piacere dellascolto, che passa anche dagli occhi grazie a questo palco gremito di strumenti e voci, pur se piccolo nel piccolo gioiello del Ventidio Basso, ma la musica - questa musica - è onda di piena che non si cura di limiti e confini.

       La curiosità stasera sono i bambini: se da noi è ahimè insolita la presenza di giovani a concerti e manifestazioni di cultura, figurarsi quella di bambini. Invece eccoli. Una quarantina, a occhio, nelle prime due file, maschi a sinistra femmine a destra. Qualche adulto a guidarli. La piccola col cappello a coniglio che siede davanti dice, interrogata, di essere della Music Academy. Scuola di Musica, insomma. Poi si cala ilconiglio sul viso e scherza con le compagne. Sono volenterosi ma questo concerto è un alimento troppo corposo per i loro anni verdissimi e di studi musicali troppo acerbi: come gettare piccoli velisti in piccioletta barca fra gigantesche onde dOceano.

       Si agitano un po allinizio, poi risucchiati dalla musica si fanno attenti; intorno al terzo movimento metà delle testoline è crollata; ma sveglissima resta in prima fila la ragazzina che armeggia tutto il tempo con lo smartphone extralarge, se tutta lorchestra e i 5 cori e i 4 solisti - dato il peso complessivo - franassero giù col palco non se naccorgerebbe.

       Brillante come sappiamo, lOrchestra Sinfonica Abruzzese asseconda lenergia del direttore Veleno, la sua candida corona di capelli e i piedi in decollo verticale sul podio nei momenti travolgenti. Spettacolare il colpo docchio dei cori, poderosi e bravissimi ma un po soffocati, in uno spazio più grande rifulgerebbero davvero. E le voci dei quattro solisti, soprano - mezzosoprano - tenore - baritono, illuminano di chiara luce i versi, pienamente fuse allorchestra nel culmine della tensione espressiva.

      Tutto il resto è Beethoven, e nulla si può dire che già non sia stato detto. La poderosa armonia giovane di molti secoli piove ancora dalla sua chioma ribelle su noi mortali, come Giove stilla dai crini ambrosia sullamata ninfa Elettra nel foscoliano Carme. Spazio e tempo si fondono e sannullano nella musica che sinabissa e riemerge, che interroga con voce eterna la vastità dellanimo umano, ne esplora il tormento e il dolore, la ribellione e la fatica, ne riconosce la fragilità, sinnalza infine a celebrarne il trionfo: oltre la finitezza delluomo cè il suo spirito che vince di mille secoli il silenzio, cè leternità ineludibile dei suoi ideali, cè lincancellabile sete di giustizia universale.

     Egli sa tutto, ma noi non possiamo ancora capire tutto disse Schubert agli amici dopo aver incontrato Ludovico van. Neppure oggi sappiamo se il mondo abbia compreso, tutto fa pensare di no, né ci sono inni gioiosi nel nostro presente, e se quel gigante vivesse proibirebbe alla UE di oltraggiare il suo. 

       Nonostante noi, quella mente magnifica ci parla ancora, illumina la superiore armonia di quel tutto di cui siamo parte imperfetta, e trionfante sulloscurità del nostro dolore addita la scintilla divina presente nellumano.


Sara Di Giuseppe -13 aprile 2018


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