mercoledì 5 agosto 2020

“Amleto non si farà”

Autoctophonia Festival 2020
Memorial Leonardo Alecci


A cura di
TEATRLABORATORIUMAIKOT27
con
Vincenzo Di Bonaventura
Loredana Maxia
Patrizia Sciarroni

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“Amleto non si farà”
Prova aperta per:
NON SVEGLIATE LA SIGNORA
(NE RÉVEILLEZ PAS MADAME)
di
Jean Anouilh

San Benedetto T. -  Paese Alto       1 Agosto 2020  h21.30




        Ha viaggiato ancora, il carro di Tespi e inerpicatosi fino al Paese Alto ha salito le antiche scale di casa Di Bonaventura – oggi casa/teatro “AOIDOS” – per regalarci con Vincenzo, Loredana, Patrizia, (e Toffee, che scondinzola consapevole) questa ri-scrittura scenica della pièce di Anouilh,  “Ne réveillez pas madame”, in prova aperta.

        Le pareti di pietra, le massicce travi al soffitto che per curiosa avventura non divennero ferroviarie traversine, le nodose panche di legno sudamericano pensate per antri ciclopici, il leggio di legno come di Barbalbero della foresta di Tolkien, gli oggetti di scena accumulati da scene trascorse come in un museo: è il wonderland che accoglie gli amici spettatori per un’immersione nel teatro totale (“La teatralità esige la totalità dell’esistenza” diceva Carmelo Bene).

      Qui è lo spazio quotidiano a farsi palcoscenico della pièce di Anouilh, dramma che mette in scena le prove  per l’allestimento del pirandelliano “L’amica delle mogli”.
Metateatro all’ennesima potenza (oltre che freudiano scavo giù per gli irrisolti garbugli dell’esistenza e del cuore umano), perchè a quelle prove il capocomico Julien Paluche sovrappone di continuo le altre, quelle del progetto dal quale è ossessionato: rappresentare un “Amleto” - che forse mai si farà  (“Amleto annoia tutti, a Parigi”) - del quale lo assilla soprattutto quell’Atto III, il confronto durissimo fra il principe e la regina sua madre… “Cessa dal torcerti le mani […] lascia che sia io invece a torcerti il cuore” - in quella scena che è “la più serrata, la più forte di tutti i tempi”: Hai commesso una tale azione che sconcia la grazia e il rossore della modestia…[…] Il volto stesso del cielo arrossisce
      
        Tradito dalla madre che ha sposato l’indegno fratello del marito morto (Ma non andare nel letto di mio zio. Simula la virtù, se pur non l’hai), l’amore-odio di Amleto ossessiona l’inconscio di Julien: vi ritrova, di sé, l’inquieto legame con la madre che egli è incapace di vedere anche come donna; perché “restiamo bambini - dice Vincenzo - e vorremmo che le madri restassero tali, che non fossero donne”.
Ex attrice, lei, frivola irriducibile farfalla anche dopo la morte del marito, che ha avuto molti uomini, che ha amato sempre teneramente quel suo bambino Julien mai davvero cresciuto, il quale la odia e la ama e ne ha bisogno anche ora che è adulto.

        Ideale perfetto e irraggiungibile è, nel dramma che dovrà andare in scena, anche l’altra donna, quella Marta pirandelliana -  “L’amica delle mogli” – che è figura altissima, simulacro femminile perfetto e irraggiungibile - “Ella è l’intatta e l’intangibile! Rimane, capisci, agli occhi nostri come l’ideale, che tu, sciocco, ed io, ci siamo lasciati sfuggire! - tanto da aver bisogno il protagonista, l’infelice Francesco Venzi, di “pensarla cattiva, perché io l’amo”: e il sentimento ambiguo che da lei inconsapevole si origina è al tempo stesso il reagente che svela le profondità più inquietanti dell’Io.

        Ed è la memoria di Julien, o forse il sogno, ad evocare sulla scena quella sua madre ingombrante e fatua, come fissata su una lontana pellicola - “mamma, anche tu sei rimasta una bambina…” - che al figlio chiede di farle recitare ancora una parte, “sono ancora una donna, un po’ civetta, ho l’età per fare parti da madre, sono famosa…”. Che gli chiede perfino una parte per un suo giovane protetto, è l’ultimo uomo della mia vita, lo prometto; fa il macellaio, ha certe mani, da strangolatore… Che gli ricorda come, da bambino, stringeva forte il cuscino di lei quando lei non c’era. Che gli chiede soldi, e al rifiuto oppone l'esplosione di collera, “questo mio figlio è proprio un cretino!... ho lavorato con gente che fa del teatro, io, non avanguardia da quattro soldi!...”.

        Ciao mamma. Mi facevi sempre dire alla cameriera: soprattutto non svegliate la signora.
        Non ti sveglierò, mamma.

        Mia madre è morta stamattina… - lo dice sommesso, Julien, al regista e amico Fessard nella pausa delle prove, nessuno in teatro, loro due soltanto - …no, non dire niente, non c’è niente da dire… è rimasta là nel suo letto come una bambina… non sono stato molto buono con lei, ho esagerato… non è il caso di piangere… qui si può piangere solo Desdemona…
E’ rimasta là, mia madre. Anche lei ha fatto al meglio il suo tema, con un piede nel dovere e un piede nel desiderio, zoppicante come tutti noi… Restano bambine, e noi vogliamo che restino sempre le nostre madri… Mamma, non ti sveglierò.

       “Spegni tutto, Tonton, Amleto non si farà. D’altronde, di Amleto si parla sempre e non si fa mai…”

        Hanno in comune l’assenza, i personaggi sulla scena e quelli che tutti siamo nella realtà, quel vuoto che si cerca di riempire senza riuscirci, quegli scompensi delle passioni, quella mancanza che ci fa essere tutta la vita alla ricerca del seno materno.
        Non resta che recitare… ”A fare sul serio si comincia qui la sera, con lo spettacolo. È l’unica salvezza che io ho, che do agli attori. Avrei voluto diventare uomo, e basta”, dice Julien.

        Mamma, non ti sveglierò. E Amleto non si farà.


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“Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
Alla solitudine la vita che mi hai data”


[P.P.Pasolini  Supplica a mia madre]



Sara Di Giuseppe - 4 agosto 2020



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