lunedì 22 maggio 2017

Io ricordo, 25 anni fa. 23 maggio o della perdita dell'innocenza



Il 23 maggio 1992 avevo dodici anni, anzi, come amavo affermare con orgoglio a quei tempi, di anni ne avevo dodici e mezzo. Ho saputo della notizia della strage di Capaci mentre ero seduto in prima fila durante la registrazione di un programma televisivo RAI: bizzarro, a pensarci venticinque anni dopo. Non conoscevo bene la storia di Falcone: lo avevo visto qualche volta in televisione, di passaggio su qualche servizio al telegiornale, sapevo poco del maxi processo, del C.S.M., del pool antimafia, di Buscetta. E allora?

Allora quella sanguinosa strage di mafia mi ha fatto entrare di prepotenza nel “mondo dei grandi”, è la pietra angolare su cui ho iniziato a edificare la mia coscienza civile. Le parole dure, indimenticabili nella mia memoria, di una delle vedove degli agenti della scorta di Falcone, pronunciate tra mille singhiozzi durante il funerale: «Io vi perdono. Ma vi dovete mettere in ginocchio». L’autostrada sembra un cantiere, i sassi e la sabbia fanno sparire il nero dell’asfalto, la gente vaga incredula intorno alle macchine ormai divelte. Ho un nodo allo stomaco. Provo a scioglierlo cercando di sapere, di capire, di conoscere. Comprendo il coraggio, ne provo un po’ invidia. Ma quello strazio dei corpi, quello no, non riesco davvero a comprenderlo. L’epoca delle stragi esplosive si concluse l’anno successivo ma si continua a morire di mafia ancora oggi, in silenzio, lontano dall’eco atroce del tritolo. I morti di oggi non hanno viso, non diventeranno simboli di nessuna lotta, a nessuno di loro verrà intitolato un aeroporto. Perché sono vittime mute che non hanno lottato, che si sono piegate, che hanno fatto spallucce, che si sono girate dall’altra parte.


Oggi ho venticinque anni in più, qualche pelo di barba bianca, un paio di idee in testa, poche certezze. Tra queste, di certo, c’è la consapevolezza di essere diventato grande in un solo giorno; di custodire il ricordo di quel sorriso ironico, antico, di quegli occhi di chi sa guardare attraverso, di quei baffi arabi, di quella forza testarda che rende eroica la propria quotidianità. Buon 23 maggio a tutti!

Salvo Lo Presti

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