lunedì 6 febbraio 2017

Nota di lettura su “Un punto di biacca” di Anna Elisa De Gregorio


In questa nuova raccolta di poesie Anna Elisa si racconta e ci racconta un presente che oscilla tra dimensioni mobili passate e future, e si dipinge attraverso un tessuto di parole e richiami, rimandi tra di esse. Un verso armonico, leggiadro e veritiero ci restituisce, in mezzo a svariate descrizioni, citazioni pittoriche, da Vermeer a De Chirico, il ritratto minuzioso che Anna Elisa lascia di sé: una poetessa che sa come darci il suo profilo, la sua eleganza e novità attraverso un fraseggio composito e denso di significazioni. La vicenda personale vive rispecchiata in locuzioni molteplici, che illustrano, dai dipinti alla traduzione delle minute esperienze quotidiane, l’aspetto interiore, il rispecchiamento, che Anna Elisa ci porge in maniera originale, unica. Ne consegue uno speciale ritornare sulle proprie parole che maturano via via, nel cuore del verso che diventa per chi legge esperienza millimetrale che si diffonde e conquista a poco a poco.
Il “punto di biacca” è l’emblema di un’espressione pittorica, che culmina in una dimensione infinita, sia per l’arte che per la poesia: è il dolce suggerimento che Anna Elisa semina di sé, perché il lettore conosca le sue orme e arrivi fino a lei, che tratteggia il diario della sua e della nostra vita con estrema filosofia. Viene invocato Eraclito in esergo, e tutto ciò che passa e fugge in mezzo e a causa dell’armonioso disordine del nostro esistere. E’ da questo assioma che la poetessa parte, come da una tela di Penelope che lei tesse per il ritorno di chi può amarla, obbedendo a una proposta discreta e suggestiva, a un’immagine in cui lei che scrive si riflette e chiama a raccolta le voci della poesia. Una poesia che è una filigrana, una doratura continua, un rinvio all’espressione a volte furtiva e anche ironica che ci rivela la trama di un’arte che il tempo non può spegnere, e a cui la vita non rinuncia.

Enrica Loggi


L’acqua ha strisce di blu
che a scuola di disegno
si chiamava “oltremare”,
nel suo andare indolente
becchetta un sasso bianco
il solito gabbiano.
E’ così che comincia
l’incendio nella macchia:
un pennacchio benevolo,
che è quasi una domanda.
Da battistrada il vento
sulle ginestre ardenti
e, di seguito, l’alba
infettata dal fumo.
Mai rassegnata torna
l’estate dopo un anno.
Come una migrazione
folle, mille farfalle
(sembrano margherite)
ripetono la vita
sopra i greppi anneriti.

Anna Elisa De Gregorio, “Un punto di biacca” (La Vita Felice, 2016)

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