martedì 21 febbraio 2017

"Come un uovo". La Parsons Dance a Civitanova Danza


           E' come un uovo, contenitore in natura pieno per oltre il 98% del suo spazio, il Teatro Rossini di Civitanova questo sabato sera E si capisce perché: si vince facile con Parsons Dance, la richiestissima compagnia di fama mondiale, leader nella danza post-moderna a marchio USA.
      Danza ad alto tasso vitaminico, interpreti dall’acrobatica vitalità unita a solida preparazione tecnica, coreografie di accattivante virtuosismo. Non occorre essere pubblico specializzato, né cultori della Danza nella sua dimensione più alta, per godere con franco piacere di quest’ora e mezza di puro spettacolo.
      Ma è proprio l’uovo, pardon, il contenitore Rossini a privare la serata di una fetta abbondante della sua potenziale godibilità.
      L’inadeguatezza di questo teatro ad ospitare degnamente spettacoli pur di ottimo livello è percezione non nuova benché stavolta più acuta anche per via del folto pubblico.
      Comincia dalla struttura stessa della platea: malamente progettata, ideale a far sì che da una fila all’altra ci si copra vicendevolmente la piena visuale del palco (e vorresti che quelli delle file davanti avessero lasciato a casa le teste).
      Prosegue con la tortura di strette poltrone sprofondate a terra: essere piccoli non aiuta, ma non vedi per intero il palco neanche se sei una stanga (e se lo sei quello dietro ti ghigliottinerebbe volentieri).
       Si resta increduli per l’assenza di guardaroba, che se c’è non è aperto, non è segnalato e nessuno l’ha visto: si rimane intrappolati nelle strette basse poltrone con le masserizie invernali addosso come sfollati, cercando di non affogare sotto cappotti sciarpe cappelli tuoi e del vicinato.
       Si soffre l’assenza di un pur minimo controllo di sala: ad orario di inizio (qui da noi sempre teorico) già superato, il pubblico vagola tra file e poltrone, a passeggio i maleducati, in cerca del posto gli smarriti, la confusione aumenta anziché scemare.
       Immancabili invece i Vigili del Fuoco: fra tante “assenze” spiccano - onnipresenti chissà perché - nelle pittoresche divise: figure bonarie e inerti, certo richieste dal regolamento, ma d’imprecisata utilità. Comunque meno inquietanti delle coppie di Carabinieri di una volta.
       Fanno il resto l’arretrata gestione dei biglietti (chi li ha acquistati on line - con sovrapprezzo! - non può stamparli da casa, e va ad allungare la fila al botteghino), e il circuito vizioso per il quale ogni nostro teatro si adegua, di conseguenza avallandola, alla mala-educazione di chi vede nel rispetto dell'orario un ingombrante optional: nei pianeti civili dove le cose cominciano con puntualità, troverebbero chiuse le porte del teatro e sciò, filare a casa.
       Si fa buio in sala quando la speranza sembra perduta. Che la festa cominci. E festa è davvero l’ariosa presenza scenica dei danzatori, capaci di attrazione mimetica che ti trasporta idealmente in scena e ti fa quasi muovere con loro.
       Le sei performances recitano linguaggi variegati in effervescente mescolanza di generi e stili. E’ la pura espressività corporea di Finding Center, vitalissimo intreccio e comunicazione di moti immersi in una sonorità percussiva e martellante. E’ la pulsante Union che pare fondere in onirica lentezza i corpi fino a tradurli in “unico organismo pulsante”. Sono gli spunti drammaturgici trascoloranti nella contenuta intensa sensualità diUnexpected Together. E’ la forsennata vitalità del conclusivo In The End. E’ il generoso allegrissimo bis di questi incredibili mai stanchi ballerini, perfino più scatenati alla fine che all’inizio, nell’offrire ancora un breve ri-assaggio del gioco di buio e luce dei danzatori in aria. 
       La luce, già: protagonista anch’essa della scena quasi al pari dei ballerini, ancor più quando si fa assenza, e nel buio di Hand Dance mani e braccia si muovono luminose, pennellando forme disegni fantasie che ricordano le suggestioni del Teatro Nero; o quando, nella modalità stroboscopica di Caught, segue l’assolo della danzatrice trascorrente dal buio agli improvvisi flash in cui sembra danzare sospesa nell’aria: genialità creativa unita al virtuosismo della bravissima prima ballerina, che è anche la sola italiana del gruppo e strappa ovazioni a scena aperta e strilli fuori controllo stile pubblico-di-Amici.  
       Spettacolo brillante, ricco, comunicativo: missione riuscita, quella di David Parsons che nel creare la sua Compagnia nel 1987 intese portare la danza moderna al più ampio pubblico possibile, attraverso un’attraente miscela di sapienza coreografica, energia, teatralità.
        La DANZA, poi, quella che si ama, che entra dentro, che emoziona e sconvolge, che non si dimentica…quella è un’altra storia.

Sara Di Giuseppe

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