mercoledì 29 ottobre 2014

A Giacomo Leopardi, ovunque egli sia. Ci avresti pensato, Giacomino?

Ci avresti pensato, Giacomino, che t’avrebbero costretto a diventare Main Sponsor della regione Marche? Cominciarono con le milionarie dustinhoffmanate e ti storpiarono all’infinito; continuano oggi col martoniano film, tormentone d’autunno. “Operazione di legittimazione della nostra comunità”, vaneggia pubblicamente il Presidente di Regione, passando per il “rafforzamento dell’identità dei marchigiani”, proseguendo con la “maggiore consapevolezza di noi stessi” e andando a parare, va da sé, sul chiodo fisso del turismo che il film pomperà, perché prima chi se lo immaginava che eri nato da queste parti, eh?
Adesso sarà tutto un prenotarsi dagli Appennini alle Ande per venire a visitar le Marche, perché dobbiamo essere proprio speciali se scegliesti di nascere presso di noi popolo eletto. A patto di dimenticarsi che di questi luoghi e del tuo borgo selvaggio odiasti con tutto te stesso il soffocante bigottismo, il clima reazionario e la ristrettezza culturale, tanto da fuggirtene appena potevi (salvo esservi riportato per la collottola) e da andartene infine per non tonare mai più, e scegliere di morire niente meno che a Napoli.
Ma ci vuol altro, per fermare la gioiosa carovana del marketing; le Marche organizzano proiezioni per le scuole (me li figuro, gli studenti alla scampagnata cinematografica coi prof, che-nessuno-marchi-visita-che-gliene-faccio-pentire-agli-scrutini). Ancona offre “biglietti per i musei a prezzo ridotto a chi assiste al film su Leopardi” (sic); non ci stupiremo se a Natale i supermarket nostrani faranno sconti-leopardi. Come sempre, la stampa indigena raccoglie e, arf arf, riporta, e suona la grancassa: record di presenze, di partecipazioni, di sponsor, di biglietti venduti, signore e signori venite ad ammirare le Marche, la regione plurale più bella del mondo, sempre in cima a ogni classifica!
Ti rivolteresti nella tomba, Giacomino, se ne avessi una e non quella finta che fanno credere ai turisti a Napoli. Tu che denunciasti il tuo “secol superbo e sciocco”, le mistificazioni antropocentriche e le “superbe fole”, l’ottimismo consolatorio delle sue fedi e i miti illusori, quale orrore proveresti per questo nostro oggi che tutto mercifica, e allo scopo gli torni buono anche tu?
Cos’hanno da spartire con te questi politici, le loro logiche da Strapaese e il loro medievale municipalismo, questa imprenditoria ignorante dalle dita adunche e dalle teste a forma di portafoglio? Sono gli stessi, Giacomino, che sul Colle dell’Infinito vogliono piazzarci un Resort, perché è il mercato bellezza. Cos’hanno a che fare costoro con la modernità sconvolgente del tuo pensiero, con la tua consapevolezza tragica che non cerca risarcimenti?
Non ho visto né vedrò il film che ti riguarda: che sia buono o pessimo poco mi cale (certo era brutta in modo imbarazzante, ma osannatissima da tutti i media, la trasposizione teatrale che delle tue Operette Morali ci inflisse un anno fa lo stesso regista). Corre voce che faccia innamorare di te folle di giovani. Perbacco. Eppure vidi innamorarsi di te gli studenti più scavezzacollo, che semplicemente ti lessero e ti capirono, senza vederti sugli schermi. Lo capivano, che il tuo amore per la vita, la titanica fede in una dignità umana fondata sul vero, il bisogno di rapporti nuovi fra gli uomini, parlavano da lontano alla loro e alla nostra disperata fragilità, e perché tu entrassi in loro bastava solo che ti leggessero.
Oggi le Marche ti vogliono loro sponsor, gli vai a fagiolo per passerelle e mercati, ed è il punto di non ritorno.
Perdonali e perdonaci, immenso Giacomino, ovunque tu sia.


Sara Di Giuseppe

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