sabato 23 novembre 2013

Biennale di Venezia. Macerie biennalesche o della contemporaneità? Il padiglione spagnolo

Il Padiglione della Spagna quest’anno ha dato la possibilità ai cronisti di sbizzarrirsi con immagini e testi d’effetto sui cumuli di rovine esposte all’interno dell’edificio degli anni venti ai Giardini. L’ideatore di tali installazioni è Lara Almarcegui (Saragozza 1972) che ha costituito cumuli di diversi materiali edilizi, corrispondenti per tipologia e misura agli stessi che furono impiegati per erigere l’edificio stesso ospitante. Una grande montagna, costituita da detriti di cemento, tegole e mattoni trasformati in ghiaia occupa la sala centrale, rendendo virtualmente impossibile l’accesso diretto a questo spazio. Altre montagne più piccole, fatte ciascuna di un solo materiale (segatura, vetro e una miscela di scorie e cenere d’acciaio), sono poste nelle sale perimetrali, dove il pubblico può circolare attorno al cumulo principale. Come indica l’artista: “i materiali provengono da resti di demolizioni che, dopo essere stati sottoposti a un processo di riciclaggio, sono stati trasformati in ghiaia attraverso il sistema di trattamento dei materiali attualmente utilizzato a Venezia”.

La chiave di lettura per capire Almarcegui consiste nell’esplorazione del confine tra rigenerazione e decadimento urbano, realizzando progetti espositivi che rendono visibile ciò che sfugge alla nostra attenzione e consapevolezza. Dalla metà degli anni ‘90, l’artista ha esplorato e studiato gli spazi transizionali in cui ordine urbano e naturale s’incontrano. I processi della pianificazione urbana e della trasformazione delle periferie incolte delle città determinati da interessi e cambiamenti economici, sociali o politici. Al contempo, attraverso demolizioni, scavi o esposizioni ha analizzato luoghi storici, caratteristiche urbane e architettoniche che spesso si osservano con sufficienza.

Siamo di fronte dunque a una società, del giorno d’oggi, da ricostruire che necessita una ricomposizione, ma il trend sembra porsi sull’impossibilità di avere una forza rigeneratrice e ricreatrice.

Alain Chivilò

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