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17/08/20

Il Cinema è in debito

ZéRO de CONDUITE
Il Cinema è in debito



       
Lo è con Gabriele Brancatelli, che lo ha amato dedicandogli tutta la vita, senza esserne corrisposto: il Cinema si è fatto pagare, selezionare, catalogare, vendere, affittare, ovviamente guardare. Niente più di questo, e Gabriele, senza troppo darlo a vedere ne era dispiaciuto e deluso: perchè di questa sua passione aveva fatto un lavoro, la sua videoteca “Night and Day” al centro di San Benedetto era sempre la più fornita di film, attuali e d’antan, appena usciti o introvabili e rari.

Anche quando il Cinema cominciava a decadere a colpi di mode e di tecnologia, di televisioni, di devianze commerciali e di mattanze di sale cinematografiche, il Gàbri restava incrollabile punto di riferimento.
Si era fatto i “suoi” personali cataloghi con i Registri Buffetti, il “suo” archivio con le putrelle di ferro di Malavolta, aveva le sue collezioni, le sue rarità. Di Cinema sapeva tutto, era lui l’enciclopedia, altro che internet.  Aveva tutto in testa. E sapeva raccontartelo, il Cinema: quel mondo in gran parte perduto di grandi registi, attori, poeti, teatranti, artisti, comparse, montatori, fotografi… quasi te li recitava uno ad uno. Con quel suo resistente slang morbidamente milanese ma simpatico, senza picchi di volume, con quel sorriso a volte preoccupato, con quella faccia un po’ così quell’espressione un po’ così
E anche con quei guizzi di cabaret, l’altra sua antica passione.


        A Milàn, infatti, se da bambino quasi di nascosto s’era nutrito nel cinemetto sotto casa di traballanti pellicole in bianco e nero o a colori slavati, da ragazzo era entrato per caso nell’orbita del cabaret primordiale delle taverne dei Navigli, o al Giambellino, e poi al “Derby”.
Conobbe bene quel mondo, e lo frequentò:  i Cochi-e-Renato, i Gaber, i Boldi e Teocoli, gli Andreasi, i Lauzi, gli Jannacci, i Patruno, gli Svampa… la Milano degli anni ’70/’80, Barbera e Champagne
Ancora fino all’altro ieri gli capitava di nominarli, questi personaggi, di cui tirava fuori le intimità, le anime, le debolezze, le passioni; Gabriele poteva essere uno di loro, ma la vita gira come le pare, e gli ha “lasciato” il Cinema.
Che non si è comportato bene, non l’ha aiutato nei momenti bui, non gli è stato amico.
Come quelli di noi che, adoperandosi per salvare il suo immenso patrimonio di cassette e DVD che per disgrazia sarebbe finito nella cassaforte di uno spietato creditore, durante la sottoscrizione pubblica durata mesi non hanno mai parlato di chi quel tesoro l’aveva creato, e nei comunicati Gabriele Brancatelli è divenuto semplicemente "un privato".

Dicono il suo nome solo adesso che è morto. 


E non basta: il ricordo istituzionale “dimentica”, in mezzo ai retorici svolazzi, di averne avvilito per anni la straordinaria competenza e la leale professionalità riducendolo a noleggiar cassette e dvd in due inadeguate anguste stanzette della Biblioteca Comunale, pomposamente definite “Mediateca Comunale”, con quel materiale prezioso e raro ammucchiato alla meno peggio.

E con la faccia contrita non trascura di ricordare che oggi “la collezione di Gabriele, un tesoro di oltre 10.000 titoli è proprietà dell’Associazione Blow up”.

“Zéro de conduite”, appunto.


PGC - 17 agosto 2020




25/08/19

Ricordi di Cinema: Carlo era Carlo, Max era Max...

Scrivere un libro ci vuole fantasia, intelligenza, cultura, competenza, passione e molta, moltissima pazienza. Non so in quale ordine e quante altre qualità ne servano, ma di certo le ho viste tutte in Massimo Consorti nello scrivere la prima ed unica biografia su Carlo Delle Piane. Soprattutto pazienza, dato il non facile carattere dello stesso Carlo, tanto che diversi scrittori o ghostwriters avevano fallito dopo aver preso solo qualche appunto o semplicemente fatto la conoscenza.

Fino ad allora avevo potuto apprezzare in Massimo il giornalista, il grandissimo esperto e critico cinematografico e anche quando nell'arte aveva intelligentemente ficcato il naso, ma ancora non conoscevo in lui il narratore se non per i pochi suoi testi da me letti in "UT". Sì, avevamo fondato questa benedetta rivista insieme, Massimo, Giorgio (alias PGC) ed io nel 2007, e grazie a questa 'piazza' delle idee, avevamo intrecciato le nostre professionalità con le stravaganti iniziative collaterali che ci inventavamo.
Massimo e Carlo si conobbero personalmente nella 16a edizione del Premio Libero Bizzarri di San Benedetto, luglio 2009. Carlo fu chiamato da Max per l'Omaggio a lui dedicato nel corso del Premio da lui diretto in quell'anno. Questo è stato l'inizio di una loro intensa per quanto breve amicizia, coordinata soprattutto dalla compagna, poi divenuta moglie, di Carlo Delle Piane: Anna Crispino, artista anche lei, con una voce stupendamente affinata per la canzone napoletana e alla sua tradizione più nobile.

E così che ne seguì l'incarico di Carlo a Max per scrivere la sua storia, sia umana che professionale. Passò circa un anno per la stesura definitiva del racconto biografico della vita di Carlo, sapientemente ricostruito da Max con i pochi ma puntuali spunti ricevuti da Carlo Delle Piane. Personalmente ho conosciuto (o riscoperto) l'artista-attore Carlo grazie a questa stupenda biografia, avendo avuto l'incarico di redigere la parte illustrata compreso la copertina. Quest'ultima mi fu cambiata dall'Editore in diversi ma importanti dettagli. Portai pazienza. Questo capitolo della ricerca dell'Editore, fu una vera e propria lotta con 'venti e correnti' contrari, e ci vollero diversi mesi per vedere accolto il lavoro. Fu scelta una piccola casa editrice napoletana, Testepiene, specializzata in pubblicazioni a carattere sportivo e quasi locale. Ma la si scelse anche per la fretta di voler uscire e non perdere lo slancio, col titolo che volle Max: Signore e Signori: Carlo Delle Piane. Prefazione di Pupi Avati e la postfazione di Franco Battiato.

La prima uscita della biografia fu il 19 ottobre 2011 a Roma, presso la Libreria Feltrinelli di via del Babuino. Il pubblico era assolutamente attento data l'esile voce di Carlo Delle Piane, e ne seguì una folta schiera di copie autografate dai due protagonisti. Presenziò anche Pupi Avati con dei suoi aneddoti, regista di molti film di Carlo tra i quali Regalo di Natale (1986), per cui Carlo fu premiato con la Coppa Volpi come migliore interpretazione maschile. 
A seguire le poche e occasionali presentazioni della biografia, quasi strappate a forza, fatte a Trento, Ascoli e di nuovo a Roma. Inutile dirlo, ma l'investimento professionale di Max fu per la 'gloria', compagna costante di sue come di nostre avventure.

Di Carlo Delle Piane mi rimane un autografo e un grazie ricevuti dallo stesso, con la voce di chi sa di far parte di un mondo magico e crudele al tempo stesso. Fu premuroso quel giorno a tavola, in casa di Anna, e lì scoprii le sue 'debolezze', di persona ferita, traumatizzata ma capace di restare un Primo Attore fino in fondo.

Scrivo queste poche righe in omaggio a Carlo Delle Piane, scomparso ieri 24 agosto, credo non aggiungendo nulla alla sua figura professionale, ma volevamo, io e PGC, ricordalo insieme all'amico Massimo Consorti. 

Ci siamo affezionati a Carlo Delle Piane e poi ad Anna Crispino grazie a Max, che ci ha ancora di più tragicamente 'stupiti' nel marzo 2018.



Francesco Del Zompo

https://www.youtube.com/watch?v=FuOifnIE_PU&feature=share


14/06/19

ROCKETMAN. AL CINEMA.

       UOMO RAZZO : titolo fuorviante, anche se è quello di un suo storico pezzo e di un video minimalista. Perché non semplicemente ELTON JOHN

        Oso dirlo da deculturato non appassionato di cinema, da non consumatore abituale, non recensore, non commentatore Sì, perchè al cinema io sono un optional. Mi ci portano quasi di peso, ma guido buono la macchina, non disturbo, non mi commuovo né mi esalto, non consumo pop-corn Neanche il titolo chiedo. Stringo i denti e mi addoloro - in silenzio - solo allinizio, fra i tuoni espansi, gli stridori siderali, gli SWISSCC tempestosi e perforanti dei trailers. Poi il film vero lo dimentico subito, non porto rancore anche se è una stupidata. Aspetto il prossimo, che sarà uguale.

        Ma stavolta son rimasto contento. Anzi, mi sa che sto film ci torno a rivederlo, di nascosto.

        Non solo un tuffo nella buona bella musica pop rock ormai classica; non solo una storia chiacchierata e convulsa riavvolta in ordine; non solo unintrospettiva analisi di una società moderna bacchettona cinica e spietata; non solo il rutilante affresco di un mondo esagerato, desiderato e invidiato; non solo un tellurico cimitero di emozioni familiari; non solo paradisi, successi

        Cè tanto daltro. Forse di questo film sono le prestazioni che io chiamo secondarie, quelle non in evidenza, non volute, non cercate né previste, a far la differenza. Particolari che diventano sostanza, oltre alla scelta misurata, lodevolmente non commerciale, di canzoni stupendamente arrangiate e interpretate. 

Non gli scontati luccichii, gli abiti strambi, gli occhiali folli, le scarpe con le ali, i travestimenti funambolici. Le immaginabili stranezze del personaggio, i ridicoli armamentari

Sono piuttosto i colpi di genio registico, continui e seminati allimprovviso con naturalezza, inventati con coraggio o incoscienza (come lui bambino sul fondo della piscina con la testa nella palla di vetro da astronauta: Rocket Man / Uomo Razzo, appunto); lesasperata fedeltà dei particolari estetici delle ambientazioni; le ricostruite atmosfere (la british diversa dalla francese, diversa dallamericana); le crudeli perforazioni dellanimo, le fiammeggianti turbe sessuali, lo slancio nelle droghe, gli infiniti imperdonabili eccessi; e le svolte vitali. Sono radiazioni di poesia.

        I particolari: la Jaguar di quel verde strano (scelta tra le sue cento), le regali Rolls Phantom, la mitica Bentley del 56, e in America la Chevrolet dorata, la Ford Sedan del 57, la chilometrica Cadillac Eldorado; limmenso Yamaha ricoperto di moquette azzurra, il modestissimo piano marron verticale (inglese) degli inizi, scordato il giusto e stridulo come quelli di Lubecca di Capossela, ma con i giallastri tasti davorio, il VOX coperchio rosso e tastiera nera (sognato da ogni nostro complessetto di provincia); la facciata del Troubadour riesumata anche nella polvere, lonirica sequenza di lui e del pubblico proprio in quel concerto, sospesi al ralenti in un silenzio irreale alla Mario Brunello; il tumulto di luci e colori nei balli scatenati ipersincronizzati che neanche nei memorabili musical, che ti calamitano nei vortici del rock. (

        E poi le parole, cioè i testi (sottotitolati) delle canzoni! Autentica letteratura. Forse ce leravamo dimenticati, forse non ce neravamo accorti, o li davamo per belli a prescindere. Sono storie nelle storie, pensieri controvento, paesaggi subliminali, ma con un senso! Non canzonette. Quellinizio e quella fine: lui nel corridoio della clinica che avanza imperioso al ralenti, incorporato in un demoniaco abito rosso con le ali! 

        Io per tutto il film sono stato come nella centrifuga di una betoniera, o meglio dentro un carillon verniciato di emozioni mai ripetitive, proprio come quelli de La Gatta Carillon di Sabatino Polce. A un film così è mancato solo un gatto. Chissà Elton, magnetico e imprendibile come un gatto, quanti ne ha avuti, quanti ne ha: non gli serve una collezione, come con occhiali vestiti scarpe ville Rolls e Jaguar, perché i gatti non si collezionano, sono sempre unici. 


PGC - 12 giugno 2019


16/07/18

Carlo Delle Piane e Anna Crispino rendono omaggio a Massimo Consorti

XVIª edizione "Ischia Film Festival", un evento del Cinema italiano e palcoscenico ideale per rendere omaggio al carissimo amico Massimo, profondo amante e conoscitore del 'grande schermo'.

Massimo ci unisce e ci sprona... ancora.

https://www.youtube.com/watch?v=tIAAyIfACP4

16 luglio 2018 - Francesco